Nazionale azzerata e Figc senza un presidente eletto l’estate scorsa, per la terza volta di fila, con una maggioranza bulgara (98,7%) nonostante il periodo storico tutt’altro che florido del calcio italiano. Gabriele Gravina, a distanza di 48 ore dall’ennesima figuraccia tricolore, capace con la Bosnia di conquistare la terza mancata partecipazione al Mondiale di calcio, si è dimesso. L’ha fatto perché obbligato dalla pressione dell’opinione pubblica e della politica, non perché è obiettivamente un atto dovuto dopo il secondo fallimento di fila nelle qualificazioni alla Coppa del Mondo. E con lui adesso faranno un passo indietro anche il Ct Gennaro Gattuso, il Capo Delegazione Gianluigi Buffon e lo staff della nazionale, compreso Leonardo Bonucci.

Una decisione che andava annunciata a caldo subito dopo la disfatta di Zenica di martedì 31 marzo quando ai rigori l’Italia ha fallito la terza qualificazione di fila a quei Mondiali di calcio che l’hanno vista trionfare quattro volte. Un risultato cocente per tutti gli appassionati di calcio, non per i diretti interessati (Gattuso, Buffon, Gravina) che nella conferenza stampa post partita, anziché dimettersi, hanno avuto il coraggio di parlare di “giocatori eroici”, di “bel gruppo”, di “complimenti ai ragazzi”, di progetto che va avanti perché la stagione “si conclude a giugno”. Come dimenticare poi il cortocircuito di Gravina sul parallelismo professionismo-dilettantismo che tante polemiche ha generato.

Nel comunicato della Figc che annuncia le dimissioni di Gravina e annuncia l’elezione del prossimo presidente il 22 giugno, c’è anche un passaggio sul parallelismo sopra citato. “Gabriele Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici).

Dimissioni Buffon: “Mi è stato chiesto di temporeggiare”

Un’ora dopo il passo indietro di Gravina, arriva anche quello di Gigi Buffon che, via social, chiarisce: “Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino. Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore. Ho chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine. Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte. Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia”.

Dimissioni arrivate nel corso del vertice con le componenti federali andato in scena nella tarda mattinata di oggi, 2 aprile, a Roma, con i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri. 

Nella nota, la Figc sottolinea come il presidente federale abbia “ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VIl Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano”. In quella sede – sottolinea il comunicato – Gravina esporrà “nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo”.

Vicinanza ribadita anche nelle dichiarazioni post dimissioni. A partire da quelle di Umberto Calcagno, presidente dell’Associazione italiana calciatori: “Sono personalmente dispiaciuto per le dimissioni del presidente Gravina, ma dobbiamo trasformare questo momento di difficoltà in un’opportunità. Finalmente si parla di questioni che portiamo avanti da tempo, come il fatto che gli italiani giochino poco. La Federazione non ha strumenti giuridici per imporre un maggiore utilizzo, ma speriamo che insieme alla politica si possano studiare norme che favoriscano questa direzione. Sappiamo che dovremo rimboccarci le maniche, ma è positivo che oggi questi temi siano finalmente all’ordine del giorno”.

Il Coni e il commissariamento: la spiegazione di Buonfiglio

In precedenza, in una intervista al Corriere della Sera, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha spiegato perché la Figc non può essere commissariata solo per i mancati risultati raggiunti sul campo. “Il Coni può commissariare una federazione per gravi mancanze amministrative, per esempio quando i conti non tornano, ci sono ammanchi, quando gli organismi non funzionano, per inefficienza, se non viene presentato il bilancio nei tempi utili, ci sono perdite patrimoniali, c’è una cattiva gestione etico morale, organizzativa, si verifica il mancato inizio dei campionati”.

Il post Gravina? I nomi sono già preistorici, da Abete a Malagò. Le candidatura andranno presentate entro 40 giorni prima del voto.

Giovanni Pisano

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