Il territorio
Groenlandia, crocevia di geoeconomia, geopolitica e transizione energetica col “tesoro nascosto” sotto la calotta
La Groenlandia rappresenta un crocevia di geoeconomia, geopolitica e transizione energetica globale, dove la competizione per risorse naturali essenziali si intreccia con i rapporti di forza tra Stati Uniti, Cina, Russia … ed Europa.
Il profilo geologico della “Terra verde”
A volte la toponomastica può dare indizi illuminanti: l’isola di cui parliamo deriva il suo nome dal norreno Grønland, che significa “Terra Verde”. In realtà, questa provincia danese, grande sette volte l’Italia, è coperta di ghiaccio per il 90%. Geologicamente, la Groenlandia non è un “nuovo Eldorado” di risorse miracolose, ma è comunque significativa. Nonostante gran parte dell’isola sia sotto il ghiaccio, lungo il perimetro costiero sono stati identificati depositi di numerosi minerali critici. Secondo indagini geologiche, la Groenlandia ospita 25 dei 34 minerali considerati “materie prime critiche” dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.
Fra questi spiccano grafite e litio, fondamentali per le batterie di veicoli elettrici e sistemi di stoccaggio energetico, ma anche terre rare, indispensabili per magneti permanenti in turbine eoliche, veicoli elettrici e applicazioni militari avanzate. Vi si trovano anche risorse minerali meno “critiche”, come rame, nickel e altri metalli base, mentre sono presenti giacimenti di uranio che fino ad ora il governo danese ha sottoposto al divieto di sfruttamento. La cartina geologica del territorio mostra che queste risorse sono generalmente localizzate in formazioni ipogee complesse; e questo rende l’estrazione e la lavorazione difficili, costose e tecnologicamente impegnative.
Petrolio e gas nell’Artico orientale
Se gli studi quantitativi sui minerali critici sono relativamente recenti e tuttora in corso, per quanto riguarda gli idrocarburi troviamo una base scientifica più consolidata nel report Professional Paper 1824-K del U.S. Geological Survey. Questa valutazione geologica del East Greenland Rift Basins – parte della più ampia analisi Circum-Arctic Resource Appraisal – stima che questa provincia artica contenga circa 31,4 miliardi di barili equivalenti di petrolio e gas naturale non scoperti, con la maggior parte situata in aree offshore profonde e difficilmente accessibili.
Una risorsa strategica… con limitazioni reali
L’accelerazione dell’interesse verso la Groenlandia è stata in parte dettata dai cambiamenti climatici: il riscaldamento artico sta alleggerendo la copertura glaciale, facilitando l’accesso a rocce e sedimenti un tempo irraggiungibili. Questo fenomeno ha alimentato la percezione di un “tesoro nascosto” sotto la calotta, attirando investitori, governi e speculatori. Tuttavia, persistono ostacoli geologici, ambientali e infrastrutturali. Questa terra, quasi interamente a nord del Circolo polare artico, presenta una complessa orografia, costituita da catene montuose, che arrivano ai 3.700 m del Gunnbjørn Fjeld, circondate da un intrico di fiordi e isolotti creati dall’erosione dei ghiacci. Fatti salvi 150 km di strade, vi è una totale assenza di infrastrutture di trasporto.
A questi ostacoli si aggiungono quelli promossi da comunità indigene e partiti politici locali, preoccupati per l’ambiente e per la loro identità culturale. La loro ferma opposizione ha già efficacemente bloccato progetti come quello di Kvanefjeld – per l’esplorazione e lo sfruttamento di terre rare – e introdotto normative che vietano l’estrazione di uranio e limitano fortemente gli altri sfruttamenti minerari. Gli ultimi ancora attivi scadono fra il 2026 e il 2027.
Geopolitica delle materie prime
L’interesse di Trump non è semplicemente dettato dalla ricerca di risorse in senso tradizionale, ma dalla competizione con la Cina per la supremazia nelle catene di approvvigionamento di metalli critici. Per Washington, garantire fonti alternative di questi materiali significa ridurre la dipendenza strategica da un rivale geopolitico e rafforzare la sicurezza nazionale nelle tecnologie del futuro.
Le rotte artiche: logistica globale e sicurezza strategica
Accanto alle risorse del sottosuolo, la Groenlandia riveste un’importanza crescente per un altro fattore decisivo: il controllo delle rotte artiche. Il progressivo arretramento dei ghiacci, direttamente collegato all’aumento delle temperature globali, sta rendendo sempre più percorribili per periodi prolungati le rotte marittime del Grande Nord, in particolare la Northern Sea Route lungo la costa russa e, in prospettiva, il Trans-Polar Route che attraversa il bacino artico centrale. In questo scenario, la Groenlandia si colloca in una posizione chiave tra Nord America ed Europa, fungendo da snodo geografico naturale per il traffico marittimo, le comunicazioni e la proiezione militare. Queste rotte consentono di ridurre drasticamente tempi e costi di trasporto rispetto ai corridoi tradizionali (Suez e Panama).
Non meno rilevante è la dimensione della sicurezza: il controllo degli accessi all’Artico, delle infrastrutture portuali, dei cavi sottomarini e delle basi di sorveglianza assume un valore strategico crescente in un contesto di competizione tra grandi potenze. La Groenlandia, già oggi sede di installazioni militari e radar statunitensi fondamentali per l’allerta precoce e il controllo dello spazio aereo nord-atlantico, diventa così un moltiplicatore geopolitico, dove cambiamento climatico, commercio globale e sicurezza nazionale convergono in modo sempre più evidente.
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