Un po’ come la linea Maginot, quell’imponente muraglia di cemento e acciaio che la Francia eresse negli anni ‘30 del secolo scorso. Nel quarto giorno di guerra, anche le barriere delle coalizioni risultano ormai tangibili. Da una parte c’è il centrodestra che si schiera apertamente per i civili che a Teheran festeggiano la morte del gran tiranno, mentre il governo cerca di rassicurare le migliaia di connazionali (70mila in tutta la regione) bloccati tra Dubai ed Emirati. Dall’altra, il centrosinistra che annaspa in un difficile equilibrio, tra dichiarazioni formali contro il regime teocratico e contestazione aperta al nuovo “imperialismo” di Trump e Netanyahu.
Con qualche incidente di percorso, come quello capitato domenica a Firenze. Sui lungarni sfila una manifestazione promossa dall’Anpi e dalla Cgil. “Fermiamo i bombardamenti”. Ad un certo punto, una donna guadagna la testa del corteo e si rivolge impietosamente ai militanti dietro gli striscioni: “Come avete potuto restare in silenzio quando il regime in due giorni ha ucciso 40mila persone?”. L’imbarazzo si taglia con il coltello: già, dove eravate? Lei è Leila Farahbakhsh, iraniana residente a Firenze da quindici anni e attivista di “Donna, vita e libertà”. Uno scontro con la realtà che aveva già messo a dura prova il sindacato di Corso Italia. All’inizio di gennaio Maurizio Landini convocò un sit-in per protestare contro il blitz americano che portò all’arresto di Nicolás Maduro. In quel caso, il segretario Maurizio Landini venne contestato da un cittadino venezuelano: “Parli a vanvera del mio Paese”.
Ieri la scena si è spostata a Montecitorio per l’audizione dei ministri degli Esteri e della Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto, davanti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato. Dal capo della Farnesina arriva la prima risposta in diretta alle polemiche delle minoranze dell’ultima ora (“L’Italia non sapeva nulla”): “Usa e Israele in autonomia e nella riservatezza hanno deciso di agire”. “Siamo stati avvertiti ad operazione avviata, come è successo a Germania e Polonia”, specifica. Poi l’appello: “I nostri connazionali nella regione sono la priorità assoluta. Devono prevalere unità e responsabilità”. Il primo bilancio è preoccupante: “Gli attacchi iraniani stanno provocando la paralisi del traffico aereo in tutta la regione e la chiusura dello Stretto di Hormuz”. Secondo Tajani, “il conflitto rischia di allargarsi a causa di gruppi che rispondono al governo iraniano”. Il punto di rottura: “Le sconsiderate operazioni militari condotte da Teheran contro i Paesi del Golfo hanno come unico risultato quello di isolare ulteriormente l’Iran”. E l’allarme: “È uno scenario che dobbiamo scongiurare. Dobbiamo evitare una spirale militare fuori controllo”. In pratica: “La crisi incide sulla sicurezza nazionale, sulla stabilità delle rotte commerciali e degli approvvigionamenti energetici globali, cruciali per il nostro tessuto produttivo”.
Arriva il momento della segretaria del Pd Elly Schlein, in mare aperto con una zattera: “Khamenei è un dittatore sanguinario, ma sono sbagliate e pericolose le azioni unilaterali”. Il canovaccio di sempre: “Chiediamo una informativa della presidente del Consiglio perché le implicazioni politiche chiamano in causa l’intero Paese, c’è bisogno di una parola chiara di Meloni. C’è una strategia? Non è chiaro”. Giuseppe Conte non è da meno: “Non ci sentiamo tutelati dal governo Meloni”. Infine la scudisciata: “Vi siete dimenticati il Tricolore”. Insomma, altro che Iran: nel mirino c’è Palazzo Chigi.
