Il vertice delle polemiche
Guerra in Ucraina, falsa partenza per Budapest: la Ue stila il suo piano di pace (e prova a coccolare Trump)
Brusca frenata per il vertice in Ungheria tra Donald e Putin. Rutte alla Casa Bianca, l’Europa vuole scaldare il cuore degli Usa. Lo scongelamento dei fondi russi resta una grande incognita
Budapest è fallita. È l’occasione per l’Europa di far valere il suo piano di pace. Alla notizia secondo cui il vertice non ci sarebbe stato, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, parlava di «caos informativo». Lasciando intendere che sia stata Mosca ad aver illuso Washington. Nello stesso momento, la Nato annunciava la missione del segretario generale, Mark Rutte, alla Casa Bianca (il giornale va in stampa nell’attesa del vertice).
Il leader olandese ha abbandonato i panni del premier frugale, che bacchettava i partner europei troppo spendaccioni, per assumere il ruolo di chi rappresenta di fatto la Difesa comune europea. I suoi gesti sono cortesi. Le parole al limite del mellifluo. Rutte deve convincere Trump a far proprio il piano di pace che i Volenterosi stanno aggiustando nei dettagli. È una proposta, quella europea, di cui si parla da qualche giorno. Ancora quando era in essere il summit in Ungheria. Segno che nelle cancellerie di qua dall’Atlantico la fiducia per quell’appuntamento è stata poca fin da subito. È una bozza che si pretende di modellare sul piano a 20 punti per Gaza. Questo perché Trump se ne assuma la paternità più facilmente. E infatti, tra le condizioni, ci sarebbe anche la creazione di un Consiglio di pace, presieduto appunto da lui. Oggi in Consiglio Ue e domani a Londra, Zelensky sarà aggiornato delle ultime rifiniture di questa proposta. L’unica, finora, che davvero ripaghi Kyiv del sangue versato, in quasi quattro anni, in una guerra che Mosca non ha vinto.
La bozza prevede il cessate il fuoco sulle attuali linee di fronte – cosa non nuova – ma anche il ritorno dei bambini ucraini deportati e lo scambio di prigionieri. Impegni su cui si è spesa la first lady, Melania Trump. La malizia porta a pensare che anche questo passaggio sia strumentale a toccare il cuore della Casa Bianca. Resta il tema dei territori occupati. Nel documento si esclude che vengano riconosciuti come russi. Tanto più che la situazione al fronte, a macchia di leopardo, non permette di dire a Mosca di essere davvero in vantaggio. Il ragionamento che fanno i Volenterosi è in due tempi. Prima cessino i cannoni. Poi si aprano i negoziati.
Le trattative dovranno seguire una linea molto chiara. A Kyiv si vuole garantire una sicurezza a tre dimensioni: militare, politica ed economica. Bisogna che Putin ci pensi due volte prima di ingaggiare un nuovo scontro. Senza un esercito proprio, pardon, senza nostri Tomahawk da dare a Zelensky, e con troppi leader che decidono, la carta economico-finanziaria è quella che a Bruxelles torna più preziosa. C’è il discorso dello scongelamento dei fondi russi nelle banche occidentali. Operazione da fare al più presto.
Stando a El País, l’Ucraina avrebbe una disponibilità di cassa solo fino alla fine del primo trimestre del 2026. Il Fondo monetario internazionale ha stimato una potenziale linea di finanziamento di 65 miliardi per il periodo 2026-2029. I fondi russi potrebbero coprirne più o meno la metà. D’altra parte, Alfred Kammer, direttore del Dipartimento europeo proprio dell’Fmi, ha messo in guardia i Paesi occidentali dai rischi dell’utilizzo di quegli asset. «Serve una solida base giuridica», ha detto. «È necessario considerare le conseguenze per il sistema finanziario globale».
Una precisazione che suona più come un atto dovuto. Fin dall’inizio delle ostilità, il Fondo ha mantenuto una certa equidistanza. Temere oggi l’indebolimento del mercato obbligazionario europeo risulta come un «rumore di mercato politicamente motivato». Per dirla con Elina Ribakova, economista del Bruegel Institute. Tanto più che, finora, è stata la Borsa di Mosca ad aver registrato perdite. Al punto che la Banca di Russia avrebbe incoraggiato gli investitori a far finta di nulla. Difficile però, con il Cremlino, che la sola garanzia che sa dare al Paese è un futuro di guerra. E comunque l’Ue ha anche l’arma delle sanzioni. La bozza di pace prevede che vengano revocate gradualmente. Nel rispetto degli impegni presi da Mosca. E qui si entra nella terra di nessuno.
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