Nel cuore dell’isola di Giava, in Indonesia, il sito di Gunung Padang è tornato al centro dell’attenzione internazionale per una scoperta che potrebbe cambiare radicalmente la cronologia della civiltà umana. Infatti secondo uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista scientifica Archaeological Prospection, quella che per decenni è stata considerata una semplice collina naturale sarebbe in realtà una gigantesca struttura piramidale artificiale, costruita in più fasi e risalente, nei suoi strati più profondi, a circa 27.000 anni fa. La ricerca è stata condotta da un team guidato dal geologo indonesiano Danny Hilman Natawidjaja, che dal 2014 ha avviato una serie di indagini basate su prospezioni geofisiche, carotaggi profondi e datazioni al radiocarbonio. I risultati suggeriscono che Gunung Padang sia una struttura megalitica multistrato, nascosta per millenni sotto la vegetazione e modellata nel tempo da interventi successivi.
Se confermata, la datazione avrebbe implicazioni dirompenti. La storia ufficiale colloca le prime città, come Gerico, a circa 9.000 anni fa, mentre le prime civiltà complesse – Sumeri ed Egizi – compaiono tra il V e il III millennio a.C. Le piramidi egizie, considerate a lungo le più antiche costruzioni monumentali, risalgono a circa 4.500 anni fa. Solo la scoperta di Göbekli Tepe, in Turchia, ha spinto indietro questo limite fino a circa 12.000 anni fa. Gunung Padang, invece, collocherebbe un’opera monumentale nel pieno del Paleolitico, durante l’ultima era glaciale. Un periodo in cui, secondo il consenso scientifico, l’uomo era organizzato in piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, privi di architettura complessa e di una struttura sociale avanzata. Proprio questo aspetto rende la scoperta tanto affascinante quanto controversa.
Dal punto di vista strutturale, il sito è composto da una serie di terrazze sovrapposte, realizzate con blocchi di basalto disposti in modo ordinato. Per anni questa caratteristica ha alimentato l’ipotesi di una formazione naturale, poiché il basalto colonnare può originarsi da processi vulcanici. Le analisi più recenti, tuttavia, indicano che molte di queste rocce non proverrebbero dal luogo stesso e sarebbero state trasportate intenzionalmente, suggerendo un progetto umano unitario. Gunung Padang non è una scoperta recente. Già nel 1890 lo storico olandese Roger Verbeek segnalò la presenza di terrazze e massi eretti sulla cima della collina. Le prime indagini archeologiche ufficiali risalgono però al 1979, quando il Bandung Institute of Archaeology datò le strutture visibili al V secolo d.C., interpretandole come un sito cerimoniale di epoca storica. Secondo il team di Natawidjaja, quelle ricerche si sarebbero limitate allo strato superficiale, ignorando le strutture più profonde.
Non tutta la comunità scientifica, però, è convinta. Diversi archeologi e geologi internazionali invitano alla cautela, sottolineando che le datazioni potrebbero riferirsi a materiali naturali inglobati nella struttura e non necessariamente alla fase costruttiva. In un commento pubblicato su Nature, alcuni studiosi hanno ricordato che «affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie» e che saranno necessarie verifiche indipendenti prima di rivedere la storia delle origini della civiltà. Il dibattito resta aperto. Gunung Padang si colloca oggi al confine tra archeologia, geologia e interpretazione storica, rappresentando uno dei casi più discussi degli ultimi anni. Qualunque sarà l’esito finale, il sito indonesiano ha già ottenuto un risultato significativo: rimettere in discussione certezze consolidate e riaprire il confronto su ciò che l’umanità era – o poteva essere – migliaia di anni prima di quanto si pensasse.
