L’annuncio della Presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez che, intervenendo alla Corte Suprema di Giustizia a Caracas, ha ufficializzato l’amnistia generale per i prigionieri politici attualmente incarcerati nel paese, e de relato per coloro che per scampare alle carceri del regime hanno lasciato da tempo il Venezuela o vivono in esso ma in clandestinità. Sono tanti, più di quanto si pensi e dal giorno della cattura di Maduro hanno iniziato a sognare quella libertà perduta dall’avvento del chavismo.
L’amnistia come annunciato dalla Presidente coprirà i reati politici, d’opinione e di dissenso dal 1999 ad oggi e segna l’inizio della seconda fase dal crollo de facto del regime – quello che regge oggi le redini del potere è uno scheletro politico eterodiretto da Washington o sarebbe più preciso dire da Marco Rubio, il segretario di stato e regista assoluto della nuova politica statunitense in America latina – quello del lento avvio verso la normalizzazione politica e la transizione, evitando colpi di mano che possano compromettere la fragile “pax” raggiunta nelle ore successive alla cattura del dittatore.
L’altra notizia che fa ben sperare è la chiusura del simbolo della repressione politica, il carcere di “El Helicoide”. L’opposizione resta cauta, ma il percorso intrapreso è chiaro, ed in fondo è il vecchio gioco del bastone e della carota con cui l’amministrazione Trump sta gestendo il dopo Maduro in Venezuela, una prova di maturità e delicatezza a cui gli Stati Uniti non erano abituati, e di certo non nelle ultime avventure bellicose oltre confine. Se sul piano politico-diplomatico ciò rende chiaro lo spirito con cui gli Usa si approcciano alla nuova politica nel “cortile di casa” sul piano puramente ideologico del “Washington is back” trumpiano il cambiamento è ancora più radicale, passando dall’onerosa e antistorica esportazione della democrazia alla più concreta e spendibile esportazione della libertà. Senza pretendere di imporre nulla, ma difendendo un principio che nessuno può contestare, quello appunto della libertà.
Quasi nessuno, eccetto quelli che rimpiangono Maduro, senza essere mai stati in Venezuela, ma questo è un film già visto e riguarda la stortura della nostra concezione del mondo. Lì dove la libertà è stata solo una lontana chimera si è ripreso a sperare, e a credere che forse dopo una lunga notte é sorta una nuova alba, che piaccia o no porta una doppia firma politica, quella di Donald Trump de iure e de facto quella di Rubio. E siamo solo alla seconda parte del primo capitolo di una storia in divenire.
