Dai quadri internazionale e interno attuale, bisogna soffermarci sulla specificità, per cui i richiami allo scorso divieto di Sigonella sono largamente impropri. In primo luogo, allora, nel Mediterraneo l’Italia di Andreotti e di Craxi contava molto di più di quella che da Monti, a Letta, Renzi, a Gentiloni, fino a Conte, arriva oggi alla stessa Giorgia Meloni. In secondo luogo, prima del dissenso di Craxi nei confronti degli USA a Sigonella, lo stesso leader socialista era stato decisivo nell’installazione dei missili americani Pershing e Cruise, come risposta a quelli della Russia di Breznev: nel Mediterraneo invece Craxi tenne a marcare la sua autonomia.

Per quello che riguarda il mondo attuale, i precedenti sono di segno del tutto opposto. A sconvolgere il quadro internazionale uscito nel 1989-91 col crollo del comunismo, periodo in cui la Merkel, Schroeder e in Italia Berlusconi e Prodi, avevano esercitato la massima apertura nei confronti di Putin, e Netanyahu in Medioriente aveva manifestato il massimo tempismo nei confronti di Hamas, sono stati in modo decisivo prima Putin con l’aggressione alla Ucraina il 24 Febbraio 2022 e poi il 7 Ottobre 2023 con il retroterra decisivo costituito dall’Iran. Le responsabilità prima di Putin e poi di Hamas e dell’Iran, tra loro connesse addirittura sul piano per le forniture militari, sono decisive nella destabilizzazione del mondo attuale.

A complicare ulteriormente le cose è anche l’imprevedibilità di Trump, molto permissivo nei confronti di Putin. E poi la sollecitazione di Netanyahu nei confronti dell’Iran, che però costituisce nel Medio Oriente un pericolo straordinario visto il suo armamento attuale, l’impegno a costruire la bomba atomica, il sostegno a tutte le forme di terrorismo e la sua spietata repressione interna. Questa estrema contraddittorietà della situazione si fa sentire anche nella valutazione di singoli episodi su cui giustamente il Riformista ha espresso valutazioni differenziate: l’episodio riguardante Pizzaballa è stato del tutto mistificato, amplificato e manipolato, ben diversa invece è la valutazione da dare sulla pena di morte rispetto al terrorismo palestinese, scelta che ci auguriamo venga rimessa in discussione.

Tutto ciò serve anche per definire pericolose discriminanti nei confronti di quella parte cospicua della sinistra che finisce col coprire, con motivazioni varie, sia il putinismo sia anche l’atteggiamento da assumere nei confronti dell’Iran e perfino dello stesso Maduro. Ci devono essere delle discriminanti, al di là degli stessi schieramenti partitici attuali, di una posizione genuinamente riformista e garantista, con le conseguenti implicazioni che riguardano l’Europeismo e la solidarietà transatlantica. Allora, anche sul piano militare, è decisiva la crescita di un europeismo reale, quindi con il superamento dell’unanimismo. Questo europeismo ha come scelta politica decisiva la difesa dell’Ucraina che finora ha combattuto per tutta l’Europa, la netta discriminante rispetto a ogni forma di semitismo, l’autonomia dal trumpismo. Ciò non comporta però alcuna forma di anti americanismo.

Detto tutto ciò, per quello che riguarda il quadro internazionale, riteniamo che in Italia sia decisiva la continuazione della battaglia garantista, data sia comitati del SI. Esistono sul terreno dei contenuti tutti i termini per continuare la battaglia per la riforma della giustizia che può essere portata avanti sul terreno legislativo prescindendo dalle riforme costituzionali (ciò era possibile per quello che riguarda il sorteggio). Questa battaglia non è una forma di reducismo rispetto alla dialettica referendaria, ma è imposta dal fatto che è tuttora in campo, ovviamente reso più aggressivo e arrogante dalla vittoria del No, un blocco di potere che presenta anche inquietanti aspetti eversivi costituito da alcune procure fra loro connesse, da alcuni quotidiani, da alcune forze politiche, come il M5S, una parte de PD, e da AVS.

Da questo punto di vista, degno della massima attenzione è anche la dialettica apertasi nel campo largo dove è evidente la nascita di una aggregazione atipica fra alcune personalità storiche del Pd come Bettini e D’Alema, con Conte, e M5S. Tutto ciò ha anche collegamenti Internazionali assai inquietanti, che vanno colti sul terreno di quella guerra ibrida condotta con la massima spregiudicatezza e aggressività, dall’Iran e dalla Cina.