Il Nuovo grande gioco di Vernetti: “L’asse Russia-Cina-Iran e la guerra del caos all’Occidente”

Gianni Vernetti, già sottosegretario agli Esteri nel governo Prodi, è stato parlamentare e dirigente riformista impegnato su diritti umani e politica internazionale. Ha guidato missioni e iniziative sul Mediterraneo allargato, Caucaso e Asia, seguendo i dossier su democrazia e sicurezza. Oggi è analista e consulente di geopolitica: studia interdipendenze tra Indo-Pacifico, Medio Oriente e spazio euro-atlantico. Ha appena pubblicato per Solferino «Il Nuovo Grande Gioco», un autentico manuale di geopolitica.

Il contesto internazionale non è mai stato così intricato: come descrive questa fase storica?
«Assistiamo a un “nuovo grande gioco” con tre teatri interconnessi—Indo-Pacifico, Grande Medio Oriente mediterraneo, Euro-atlantico—e una cooperazione crescente tra autocrazie come Russia, Cina e Iran. La simultaneità delle crisi moltiplica gli attriti, sposta le filiere strategiche, e obbliga democrazie e alleanze a decisioni rapide, spesso imperfette, dentro finestre temporali sempre più strette e competitive».

Si parla molto dell’asse Russia-Cina-Iran? Che ruolo attribuisce alla Cina?
«La Cina è il vero architrave dell’asse: sostiene Mosca e Teheran con tecnologia, energia e finanza, e orchestra una strategia prudente ma incisiva dal Mar Cinese a Taiwan. Senza Pechino, la resilienza di Putin e del regime iraniano sarebbe inferiore; con Pechino, acquisiscono profondità economica, logistica, diplomatica e narrativa».

Quanto pesa la guerra ibrida/cognitiva di Russia e Cina contro l’Occidente?
«È centrale: narrativa sincronizzata, riscrittura della storia e campagne di disinformazione che colpiscono Israele, Ucraina e Taiwan, erodendo consenso e resilienza. L’obiettivo è fratturare le società aperte, saturare l’attenzione pubblica, indebolire deterrenza e coesione, rendendo costosi i compromessi politici necessari a sostenere gli impegni di lungo periodo».

Social e piattaforme: quanto incidono, anche alla luce del caso TikTok?
«Molto: il controllo proprietario abilita influenza diretta; il dominio informativo rende la guerra ibrida più pervasiva e coordinata tra Mosca e Pechino. Algoritmi, micro-targeting e creator economy amplificano messaggi ostili, accelerano contagio emotivo, polarizzazione e sfiducia istituzionale, mettendo in difficoltà regolatori e media legacy».

Ucraina: che cosa dovrebbe fare l’Europa nei prossimi mesi?
«Assumere leadership: rafforzare il pilastro europeo della Nato, aumentare sostegno militare e politico a Kyiv, consolidare la coalizione dei volenterosi. Servono munizionamenti, difesa aerea, industria bellica comune, garanzie di sicurezza credibili e una strategia energetica coerente, così da impedire a Mosca di dettare tempi e costi della guerra».

L’altra guerra è quella in Medio Oriente. Intravede spiragli oltre la tregua?
«Sì, se rilanciamo gli Accordi di Abramo e il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, indebolendo le milizie filo-iraniane e isolando Hamas. La normalizzazione progressiva, sostenuta da incentivi economici e sicurezza condivisa, può creare interdipendenze virtuose, ridurre escalation orizzontali e sostenere governance pragmatiche, meno permeabili al jihadismo».

L’Arabia Saudita è il game changer? Perché?
«Perché un’intesa Riad-Gerusalemme ridisegna la regione: il 7 ottobre ha mirato anche a sabotare quel percorso; ripartire da lì è decisivo. La leva finanziaria saudita, la leadership religiosa e la proiezione nel G20 possono catalizzare investimenti, sicurezza marittima, integrazione tecnologica ed energetica, rendendo marginali gli attori destabilizzanti».

Qual è lo scenario che intravede per Gaza e la regione nei prossimi anni?
«Disimpegno israeliano con gestione araba moderata di Gaza, sradicamento di Hamas, e accelerazione del corridoio India-Golfo-Israele-Europa come pilastro di stabilità. Ciò richiede sicurezza di confine, ricostruzione condizionata, riforme amministrative e un processo politico graduale, capace di integrare pragmaticamente sicurezza, sviluppo e riconoscimento reciproco».