“Il pacco quest’anno ve lo rifila Giorgia”. Fa discutere la nuova tassa del governo Meloni, che ispirato dal Natale alle porte sceglie di imporre un pagamento di 2 euro sui ‘mini pacchi’, ovvero quelli sotto il valore di 150 euro, che gli italiani acquisteranno dai Paesi fuori dall’Europa il prossimo anno. E-commerce come Temu e AliExpress in prima linea. Un’idea che metterà le mani in tasca a 327 milioni di spedizioni italiane per assicurare alle casse del governo 122 milioni nel 2026 e 245 milioni nel 2027, quando sarà a pieno regime. Il virgolettato iniziale è di Matteo Renzi, che ricorda come il governo di Fratelli l’Italia, che doveva essere “liberale e noTax”, non faccia altro che aumentare “la pressione fiscale, il debito pubblico e gli stipendi delle burocrazie centrali”.
La nuova tassa di 2 euro per ogni acquisto fuori dall’UE firmata Fratelli d’Italia
Per i due euro a pacco la firma è del partito di Giorgia: cinque senatori di Fratelli d’Italia giustificano la creazione del mini contributo con la copertura “delle spese amministrative correlate agli adempimenti doganali”, scegliendo così di anticipare di qualche anno una misura che l’Unione Europea potrebbe adottare nel 2029. Proprio per questo motivo però la buccia di banana sarebbe dietro l’angolo: le politiche doganali sono di competenza europea e questa tassa si configurerebbe come un dazio nazionale, con la conseguente estensione anche ai pacchi che partono dall’Italia.
Domenica notte il rush finale
La nuova tassa, presentata in commissione Bilancio del Senato ieri, assieme ad altri emendamenti dovrà aspettare ancora qualche tempo per vedere la luce, con le modifiche che verrano analizzate solo domenica notte (alle ore 23), nel frettoloso rush finale di fine anno, mentre entro oggi alle 18 i gruppi parlamentari potranno presentare, con i subemendamenti, proposte di modifica.
