-19 giorni al voto
Il partito delle Procure vuole governare
«Gatta ci cova», abbiamo pensato in tanti quando la Suprema Corte di Cassazione ha disposto di cambiare il testo del quesito da sottoporre a referendum, chiedendo di includere i riferimenti legislativi corrispondenti alle norme modificate dalla legge Nordio.
Era evidente il tentativo di guadagnare tempo inducendo il governo a posticipare la data del 22-23 marzo, ma sotto sotto c’era un obiettivo più raffinato, che è emerso durante le fasi più recenti della campagna del fronte del No: sono ben sette gli articoli della Costituzione più bella del mondo che vengono toccati dalla riforma. Questo è diventato un argomento che viene usato per dimostrare le effettive intenzioni del governo, perché – si sostiene – non si sarebbe avventurato in una modifica così ampia e devastante se non si proponesse di sottomettere la magistratura ai suoi voleri. Ovviamente si tratta di un ragionamento disonesto, perché evita di valutare la portata e la coerenza di quelle modifiche, lasciando spazio ai fantasmi e alle suggestioni, a quelle che Augusto Barbera ha definito post verità del metodo di Trump pedissequamente recuperate da noi nella narrazione di Nicola Gratteri.
Persino quel fine giurista di Giuseppe Conte, già avvocato del popolo, durante il dibattito con Carlo Nordio a Palermo, si è avvalso del teorema dei sette articoli, sostenendo che proprio la manomissione della Legge fondamentale era la prova del «disegno criminale» del governo che avrebbe potuto – ai sensi dell’ultimo comma dell’articolo 107 della Costituzione – deliberare sulle tutele del Pm con legge ordinaria. In sostanza, la norma che nel nuovo testo dell’articolo 104 ha elevato al rango costituzionale il riconoscimento dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura requirente viene distorta nella propaganda del No per dimostrare le intenzioni truffaldine del governo. In realtà non c’è una sola parola nella legge Nordio che possa far pensare a un retropensiero tanto folle da indurre il governo a credere di poter assoggettare i Pm attraverso una maggiore tutela della loro indipendenza.
In verità, Conte ha regalato al governo e alla maggioranza, nel caso di una vittoria del No nel referendum confermativo, l’esile sostanza di un sogno di rivincita. Certo, la sconfitta sarebbe pesante, soprattutto perché «il partito delle Procure» diverrebbe il vero vincitore in una competizione elettorale al pari di una forza politica e si sentirebbe autorizzato ad andare più avanti nella conquista del potere, trasformando l’Italia in una Repubblica para-islamica sottoposta alla Sharia delle Procure. Senza scomodare Fra Cristoforo, potrebbe arrivare un giorno in cui vi sia in Parlamento una solida maggioranza riformista, in grado di avvalersi di quanto il prevalere del No ha lasciato immutato. Compreso l’ultimo comma dell’articolo 107, che recita: «Il Pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario». Questa maggioranza potrebbe seguire il consiglio indiretto di Conte e procedere con legge ordinaria senza dover ricorrere al laborioso processo di revisione costituzionale.
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