Il Senato approva il ddl antisemitismo, Pd spaccato (i riformisti con la maggioranza): 5 Stelle e Avs gettano nel cestino l’appello di Segre

CONSIGLIO EUROPEO DEL 26 E 27 GIUGNO, COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE MELONI AL SENATO

Via libera del Senato al disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo. Misure concrete e coordinate per il rafforzamento degli strumenti contro l’odio online, specifici percorsi formativi per docenti e studenti, prevenzione culturale. Ma il voto all’unanimità, invocato a gran voce da Liliana Segre, è stato sabotato. 105 favorevoli, 24 contrari, 21 astenuti. Ora il provvedimento passa alla Camera. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra gettano nel cestino l’appello della senatrice a vita, che proprio poche ore prima aveva chiesto «una convergenza trasversale, la più ampia possibile», per dimostrare che chi odia gli ebrei è «un nemico di tutti». Parole tradite non solo dal secco no di M5S e Avs, ma anche dall’astensione del Partito democratico. Che a sua volta si spacca. Un misero show, desolante. Sei senatori riformisti, degnamente, votano a favore: Graziano Delrio, Filippo Sensi, Walter Verini, Pier Ferdinando Casini, Sandra Zampa e Alfredo Bazoli.

Nel mirino del centrosinistra finisce la definizione operativa di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), citata nell’articolo 1 e contestata perché «generica, unilaterale e con ambiguità». Delrio dà una lezione ai compagni di partito e di coalizione: «Questo provvedimento rompe il silenzio della cultura democratica, una timidezza della cultura democratica del Paese che non ha discusso abbastanza di questo problema. Alcuni di noi ritengono che sia meglio fare un piccolo passo avanti che aspettare tempi migliori». Il testo, infatti, dà «speranza ai giovani che stanno soffrendo una condizione difficile», e così il Parlamento dimostra di essere «al loro fianco per combattere questa piaga». Parole di buonsenso che stridono con la linea barricadera delle opposizioni. Per Alessandra Maiorino dei 5 Stelle, il ddl «nasce dall’origine da una forma di tranello inaccettabile, da una volontà di assimilare, dichiaratamente, l’antisemitismo all’antisionismo». Il capogruppo di Avs, Peppe De Cristofaro, si affretta a spiegare che il no è una scelta obbligata perché il testo è «parziale e nemmeno efficace».

Eppure il centrodestra ha provato a smussare la proposta di partenza, nella speranza di ottenere un’approvazione ampia. I senatori della Lega in Commissione Affari costituzionali rimarcano che «abbiamo fatto tutto il possibile per venire incontro alle richieste di tutte le forze politiche». Da qui la stoccata: «Chi ha votato contro o si è astenuto ha perso un’occasione unica per dimostrare alla società civile che il Parlamento è unito nella tutela degli ebrei che vivono nel nostro Paese». Ester Mieli, senatrice di Fratelli d’Italia, inchioda gli avversari: «Cadono le maschere a chi non ha preso le distanze da quelle piazze che incitavano all’odio e alla distruzione di un popolo, a chi invitava gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele e chi non ha condannato la violenza». Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, rivendica l’adozione della definizione dell’IHRA: «In quella dichiarazione, al punto 7, c’è scritto che non si può negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione».

Anche Azione e Italia Viva si sono schierati per il sì. Il senatore renziano Ivan Scalfarotto sottolinea che l’ok di IV «restituisce l’onore alla sinistra italiana, quella sinistra italiana che lascia questa battaglia nelle mani degli eredi di quelli che fecero le Leggi razziali e hanno ancora la fiamma nel simbolo». Esulta l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che ha seguito l’iter parlamentare in costante confronto con il Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, generale Angelosanto, e con la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC): «La convergenza registrata oggi, purtroppo meno ampia di quanto auspicato, rappresenta un segnale forte e inequivocabile: il contrasto all’odio antiebraico è una priorità nazionale condivisa».