È in corso la discussione in Senato del disegno di legge in materia di contrasto all’antisemitismo. A fronte del costante aumento in Italia delle aggressioni verbali e fisiche, degli episodi di intolleranza e altri atti di antisemitismo contro gli ebrei – intensificati dopo “il pogrom terrorista del 7 ottobre 2023”, per usare le parole della senatrice a vita, Liliana Segre – la politica da settimane cerca di dare una risposta.

Oggi si va al voto, dopo una giornata – quella di ieri – al quanto “ballerina”. La maggioranza è da sempre rimasta coesa sul tema. Non è un mistero, invece, che le grandi fratture e i grandi dubbi siano sorti interni alla opposizione. A fronte di slogan come “Palestina libera dal fiume al mare” o delle bandiere di Hamas sventolate nelle piazze pro-Pal, una certa parte della sinistra ha cercato per mesi scappatoie, invocando l’antisionismo o insomma sì, giustificando tali espressioni e gesti come legittimi. Ben sette sono stati i disegni di legge presentati, ha ricordato in Aula ieri la relatrice, senatrice Daisy Pirovano (Lega).

Davanti all’incertezza della politica, però, le parole di Segre – pronunciate ieri alla presentazione del rapporto sull’antisemitismo in Italia 2025 – sono state un faro. “Rinnovo il mio auspicio che si possa realizzare ‘una convergenza trasversale, la più ampia possibile’ nell’adozione di nuove norme che permettano di fronteggiare con maggiore efficacia l’ondata di antisemitismo che abbiamo davanti”, così si è pronunciata. Una richiesta sacrosanta se pensiamo alla materia, che dovrebbe esser trattata al di là degli schieramenti e delle collocazioni parlamentari. Lo ha ben spiegato il senatore Graziano Delrio del Partito democratico, da sempre voce salda sul tema: “Non stiamo parlando del governo Netanyahu, non stiamo parlando del governo di Israele, stiamo parlando di cittadini italiani di origine ebraica”. È per loro infatti tale legge. Non si possono confondere i piani. Il contrasto all’odio, in particolare la lotta contro l’antisemitismo, è un pilastro della nostra democrazia, perché, al di là dei deliri come la cancel culture o relativismi vari, non possiamo non riconoscere le nostre radici giudaico-cristiane. Lo ha affermato recentemente anche Papa Leone XIV: l’identità europea può essere compresa e promossa solo in riferimento ad esse.

Nel merito della discussione parlamentare, l’ostacolo insormontabile per l’opposizione era quello legato alla definizione operativa di antisemitismo. Ma il testo della maggioranza adotta la definizione fissata dall’IHRA, ossia dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, la cui adozione da parte degli Stati membri dell’Unione europea è stata già raccomandata da una risoluzione approvata dal Parlamento europeo nel 2017. Allora, però, nessuno aveva intravisto criticità.

In ogni caso, tutto è bene quel che finisce bene. Il compromesso oggi, con qualche emendamento, appare possibile. “Se accolti, anche il Pd – insieme ad altre opposizioni – voterà a favore del provvedimento”, ha affermato il capogruppo Pd del Senato, Francesco Boccia. Del resto, lo ha ricordato anche Pirovano:I cittadini non guardano i cavilli, non guardano le virgole, non guardano i sinonimi, ma guardano i concetti”. Vedere la politica divisa su una materia così delicata come il contrasto all’antisemitismo sarebbe davvero una triste pagina parlamentare. Speriamo che la notte abbia portato consiglio, e che oggi si voti all’unanimità.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.