Accanto al tessuto consolidato di PMI e distretti produttivi, in Veneto si affaccia una generazione di start up che punta a trasformare competenze e idee in progetti innovativi. L’ecosistema è ancora in maturazione, ma ci sono esempi visionari come quello di Fanny Nardi.
Tu e le tue socie avete scelto di restare in Veneto e costruire qualcosa di nuovo, raccontaci MeggyCare.
«È la prima piattaforma in Italia dedicata al social freezing e alla fertilità femminile. Facciamo da ponte tra le donne e le cliniche di Procreazione Medicalmente Assistita attraverso informazione scientifica e un accompagnamento concreto: dalla scelta della clinica alle prenotazioni, dai pagamenti al supporto lungo tutto il percorso. Il percorso comprende il social freezing. È il congelamento degli ovociti per motivi non medici: donne che non si sentono ancora pronte, che hanno altre priorità, che non hanno un partner, ma che non vogliono precludersi la prospettiva della maternità. Oggi le donne fanno figli sempre più tardi e questo strumento permette di preservare la propria fertilità in attesa del momento giusto».
È un percorso umano delicato, suona strano un supporto digitale.
«La maggior parte delle volte ci rivolgiamo a donne single che affrontano un percorso impegnativo ed estremamente complesso, fatto di monitoraggi, analisi del sangue, iniezioni, somministrazioni di ormoni, appuntamenti, scadenze. Noi l’abbiamo vissuto in prima persona e abbiamo capito che serviva uno strumento digitale per semplificarlo, organizzarlo, renderlo più accessibile e sostenibile. E una community per rompere il silenzio: Infatti parallelamente, attraverso i social divulghiamo questi temi e raccontiamo le esperienze, che sono tante. Sul piano operativo siamo attive su tutto il territorio nazionale, con cliniche partner nelle principali città italiane».
Una start up che nasce dalla tecnologia ma con un forte scopo sociale. È una formula non solo vostra, ma che immaginate come motore di sviluppo imprenditoriale possibile?
«Sì, credo che una start up per avere un impatto reale, oggi debba avere uno scopo collettivo, sociale. Noi partiamo dalla denatalità: i dati Istat dicono che nel 2024 sono nati poco più di 369mila bambini, circa 200mila in meno rispetto al 2008. Un calo drastico. La società è cambiata, le donne studiano di più, lavorano di più, cercano stabilità prima di diventare madri. Ma l’orologio sociale non coincide con quello biologico: la finestra fertile ideale è tra i 25 e i 30 anni, e l’età media italiana ormai la supera. Noi vogliamo partire dalla donna e da un tema ancora considerato tabù per provare a invertire questa tendenza. Ma esistono mille altri temi sociali da affrontare con lo strumento dell’innovazione».
Magari calando le azioni sul territorio: a questo proposito il Veneto produce molto, ma per chi fa start up offre abbastanza?
«Il Veneto è una delle regioni più produttive d’Italia, è abituato a fare impresa e c’è tantissimo valore. Noi crediamo che sia possibile costruire un vero ecosistema di start up, anche se oggi è ancora in una fase di crescita. Io sono di Padova, abbiamo uno degli atenei più antichi d’Italia, e anche Verona e Venezia offrono possibilità concrete. Come scrive Giulio Buciuni – professore di Entrepreneurship & Innovation a Dublino e coordinatore scientifico della Fondazione Nordest- nel suo libro “Periferie Competitive”, esistono realtà fuori dalle grandi città capaci di far crescere i territori. Bisogna trovarle e sostenerle, perché le competenze e le energie qui non mancano».
I finanziamenti per una start up giovane e veneta si trovano?
«Abbiamo chiuso un angel round da 250mila euro, principalmente family and friends. Poi LifeGate, realtà milanese con un programma di accelerazione per l’imprenditoria femminile, ci ha selezionate e ha investito in noi. Anche i vertici dell’azienda dove ho lavorato precedentemente hanno creduto nel progetto, in ottica di welfare aziendale. Per le risorse purtroppo, a volte bisogna guardare oltre i confini regionali. Ma per quanto riguarda il punto di partenza — le idee, le competenze, la voglia di fare — qui in Veneto c’è tutto».
