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Venezia, arte e Mostra del Cinema: i numeri di un’economia che può dare di più
I numeri sono imponenti, quasi abbaglianti. La sola Mostra del Cinema genera benefici economici per circa 712 milioni di euro, tra ricavi diretti per alberghi, ristoranti e servizi e ricadute sulla filiera cinematografica. La Biennale nel 2024 ha registrato un valore della produzione di quasi 67 milioni. La Fenice crea un impatto diretto e indiretto pari a 57 milioni, con un effetto moltiplicatore di 2,7 rispetto ai 18,5 milioni di contributi pubblici investiti. I Musei Civici chiudono con un fatturato di 39 milioni e 2,3 milioni di visitatori.
La valorizzazione del brand Venezia
Dei 712 milioni attribuiti alla Mostra del Cinema, la fetta più consistente – 568 milioni – è legata alla visibilità internazionale e alla valorizzazione del brand “Venezia”. I benefici diretti e immediati – quelli che effettivamente entrano nelle casse di chi opera sul territorio – ammontano a circa 64 milioni, di cui oltre 35 milioni assorbiti dalle strutture ricettive. Altri 35 milioni derivano dall’attivazione delle imprese coinvolte nella produzione di beni e servizi per l’evento: allestimenti, sicurezza, trasporti, ristorazione. Il meccanismo è chiaro: la catena del valore premia soprattutto chi opera nell’accoglienza e nella logistica degli eventi, mentre altri comparti restano ai margini del flusso economico.
Un interrogativo che merita attenzione
La Fondazione Pellicani ha sollevato un interrogativo che merita attenzione: come valorizzare la presenza delle grandi istituzioni – Università, Accademia, Biennale, musei – perché diventino motori di innovazione per le imprese del design, della moda, dell’architettura che rappresentano un importante tessuto economico del Nordest? La risposta, finora, è rimasta incompiuta. È significativo che Venezia ospiti uno dei festival cinematografici più importanti al mondo, eppure disponga di pochi luoghi di formazione specifici nel settore della produzione cinematografica, dei video e dei programmi televisivi, nonostante questo sia uno dei comparti a più alta crescita occupazionale. Lo studio di JFC quantifica in 39 milioni la cosiddetta “legacy di filiera”, ovvero l’effetto strutturale a lungo termine che la Mostra esercita sul settore cinematografico. Ma quanta parte di questa legacy resta ancorata al territorio veneziano e quanta migra verso altri poli produttivi?
La Veneto Film Commission offre un esempio di come gli investimenti pubblici possano generare moltiplicatori virtuosi: dal 2020 al 2024 ha sostenuto oltre 100 produzioni con 15,5 milioni di fondi regionali, attivando un ritorno stimato in oltre 118 milioni di euro. Questi fondi hanno attivato un moltiplicatore economico che oscilla tra 6 e 8 volte la spesa diretta. Le produzioni sostenute dalla Film Commission si sono distribuite su tutto il territorio regionale: Venezia si conferma la location più richiesta con il 31,7%, seguita da Belluno con il 18,3%, Treviso con il 15,4%, Padova con il 10,6%. Il dato suggerisce che l’effetto-traino della città lagunare può estendersi ben oltre i suoi confini fisici.
Il festival promuove la creatività italiana
Le grandi istituzioni culturali veneziane hanno intrapreso percorsi significativi di innovazione. La Biennale è impegnata a monitorare e ridurre l’impatto ambientale delle proprie manifestazioni. Il festival promuove la creatività italiana portando alla ribalta non solo i film ma anche la musica, la letteratura e le arti performative collegate. Sono semi che potrebbero germogliare in un ecosistema produttivo più articolato.
Gli ambiti su cui investire sono già delineati dalla vocazione stessa degli eventi veneziani. Attorno alla Mostra del Cinema potrebbero crescere imprese di post-produzione, studi di effetti visivi, laboratori di sound design, incubatori per startup dell’audiovisivo: un distretto produttivo che oggi gravita altrove, tra Roma e Milano. La Biennale d’Arte e quella di Architettura potrebbero alimentare centri di ricerca su materiali innovativi, restauro avanzato, progettazione sostenibile. La Fenice e i festival di musica e danza potrebbero essere il volano per tecnologie per lo spettacolo. Inoltre il patrimonio di relazioni internazionali che la macchina degli eventi accumula ogni anno è un asset che deve diventare piattaforma per attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, insediamenti di imprese creative, programmi di formazione avanzata.
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