Il presunto coinvolgimento di Manfredi Palmeri, consigliere comunale e regionale di Noi Moderati, si riferisce al suo ruolo privato di dipendente di una società privata compartecipata dalle private Inter e Milan. A fine settembre 2024 Palmeri è risultato indagato in un diverso filone giudiziario dell’inchiesta “Doppia curva” sul tifo organizzato di Inter e Milan. Alcuni giornali avevano scritto che c’era un’ipotesi di corruzione perché Palmeri “in quanto membro del Consiglio Direttivo di M-I Stadio concessionaria del Comune aveva assegnato il parcheggio dello Stadio a una società in cambio di un quadro”.
Nel frattempo è emerso che non era stato lui ad assegnarli, che non c’è un Consiglio Direttivo, che lui non fa parte del Consiglio di Amministrazione, che non aveva alcun potere decisionale. Che non si trattava di un quadro pregiato ma di una fotografia stampata a getto d’inchiostro. Lo stesso Palmeri, mai interrogato nonostante le sue richieste in tal senso, ha chiesto lui stesso di andare a processo per chiarire velocemente e definitivamente la sua posizione. Il processo è iniziato e finito con sole due udienze di merito, per ascoltare i testi. Poi, utilizzando un infondato parere che incredibilmente qualifica Inter e Milan come ‘organi indiretti della pubblica amministrazione’, il PM ha potuto riqualificare il reato obbligando a chiudere quel processo e a ripartire da capo.
“Dopo oltre un anno di rispettosa attesa, in cui sono stato io a chiedere di essere giudicato dal Tribunale per accertare rapidamente i fatti reali, si era finalmente arrivati in poco tempo a un passo dalla verità, che confermava onestà e correttezza nel mio ruolo privato professionale, essendo stata allora come ora esclusa anche dalla stessa Procura ogni implicazione negativa nel mio specchiato ruolo pubblico di Consigliere, che non c’entra nulla in questa vicenda. Chiuso questo processo, in cui l’accusa formulata si è dissolta, se ne vorrebbe aprire un altro sugli stessi fatti già accertati. E lo strumento che si vuole usare è quello di inventare che i Club calcistici siano ‘organi indiretti della pubblica amministrazione’, solo perché utilizzano lo Stadio! Confondendo una concessione di un bene pubblico che c’è con quella di un servizio pubblico che non c’è… Si vuole coprire l’errata e infondata ipotesi che da parte mia sia stato commesso un reato con un’aberrante configurazione pubblicistica delle società private Inter, Milan e M-I Stadio, contro ogni norma, logica ed evidenza con tutte le conseguenze devastanti del caso non certo su di me, ma su di loro sicuramente sul passato e magari anche sulla vendita dello Stadio. Per non ammettere l’errore si compie un orrore?”
Abbiamo preso atto in Aula con sconcerto che un Pubblico Ministero può mutare a proprio piacimento un’imputazione anche se non fosse conforme alle sue aspettative processuali. L’aggravante è che qui questo è avvenuto per la terza volta, visto che all’inizio aveva pensato che la società privata fosse un ente pubblico, aveva poi compreso che ciò non era e oggi ha nuovamente cambiato idea affidandosi solo alle valutazioni completamente sbagliate di… un architetto (!) che si è dimostrato platealmente privo di preparazione giuridica sul tema e di conoscenza degli atti e dei documenti anche da fonte aperta. Desta più preoccupazione che stupore leggere che un ufficio della Procura della Repubblica di Milano ha assegnato una consulenza in materia giuridica esplicitamente dichiarando di non avere le ‘necessarie specifiche competenze tecniche’ per comprendere la natura privatistica o pubblicistica di Inter, Milan e M-I Stadio, per di più cercando incredibilmente di reperirle presso un architetto. Con il risultato che le sorti dell’imputazione sono state affidate ad una sua consulenza che ha fatto rabbrividire chi conosce anche solo superficialmente il diritto amministrativo, piena di strafalcioni a partire dalla prima riga con qualificazioni clamorosamente errate.
Abbiamo così assistito alla formulazione di una nuova imputazione malgrado le dichiarazioni di chi in dibattimento aveva escluso ogni ipotesi di reato a mio carico. I testimoni (peraltro dell’accusa) già intervenuti avevano infatti chiarito che il presunto corruttore tale non era, che la presunta corruzione non esisteva, che non c’era alcun concorso e che alcun favore o regalia avevo ricevuto in ragione della mia attività professionale perché si trattava solo di millanterie tra loro che avevano altre finalità a loro vantaggio e che non mi riguardavano affatto. In un processo normale le dichiarazioni dei testimoni servono a confermare o smentire un’ipotesi accusatoria. In questa mia vicenda si vorrebbe al contrario formulare un’imputazione dopo che le dichiarazioni dei testimoni l’hanno già totalmente smentita. L’ipotesi di indagine che residua nei miei confronti – dopo che sono stato scagionato da alcune ipotesi inventate che non riguardavano me – è altrettanto, priva di fondamento, come sarà dimostrato in ogni sede e come ben sa chi conosce me e i fatti. Mi amareggia però per un incomprensibile accanimento essere ancora costretto a richiedere giustizia, sacrificando nel frattempo ulteriore parte della mia vita.
Manfredi Palmeri
