I più recenti attacchi missilistici iraniani a Israele, seppur portati con intensità notevolmente affievolita rispetto alle fasi iniziali del conflitto, hanno evidenziato una peculiarità sfuggita all’esecrazione generale, allo scandalo che avrebbero meritato. Infatti circa il 50% dei missili utilizzati era del tipo a frammentazione, ossia una munizione a grappolo (Cluster Bomb), un sistema d’arma da tempo nel mirino delle organizzazioni internazionali che ne sollecitano la totale messa al bando. Ad oggi, oltre un centinaio di Paesi ha firmato per la loro abolizione, e tra questi non c’è l’Iran, ma questo non vuol dire nulla. Vediamo perché.
Le bombe a grappolo nascono come armamento “a saturazione d’area”, ossia per un uso riservato a obiettivi militari estesi sul territorio, quali acquartieramenti di mezzi e soldati, aeroporti, vasti compound non protetti e così via. Il loro funzionamento prevede che, a un certo punto della traiettoria, la bomba si apra e liberi una vasta quantità di piccole bombe che si spargono nell’area da colpire, esplodendo all’impatto. Più è vasta l’area da colpire, più è precoce l’apertura della bomba madre, tarata dal pilota prima della partenza. Le piccole bombe – che possono essere anche centinaia – hanno una loro non trascurabile letalità: riescono a penetrare limitate corazzature e comunque uccidono; spesso non esplodono al contatto, creando così piccoli campi minati sui quali intervenire con le opportune attività di bonifica. I Paesi occidentali ne hanno di fatto bandito l’uso, anche perché, con l’entrata in scena di armi precise, è un po’ scemata la necessità di bombardamenti a pioggia. Non è così per nazioni meno progredite, non tanto nella tecnologia quanto nel rispetto dei diritti. Non creò scandalo, e neppure fece notizia, il ritorno delle cluster sul campo di battaglia nel 2015, quando la Russia ne fece vasto uso contro i terroristi dell’Isis in sostegno a Bashar al-Assad.
Dopo tanti anni ci risiamo, nelle nuove guerre, caotizzate da tecnologie emergenti, da nuovi domini di confrontazione, ma senza l’accantonamento del vecchio armamentario, sempre utile all’occasione. Ordigni destinati a provocare morte e distruzione in insediamenti militari sono stati utilizzati in maniera indiscriminata – anzi deliberata – per ottenere gli stessi effetti, in quartieri abitati, scuole, centri commerciali e così via. Nel disinteresse e nella noncuranza generali. Proviamo a immaginare che una sola di quelle armi fosse stata utilizzata da Israele. Sarebbe scattato, come di norma ormai, l’odiosa pratica del doppio standard: i media, le piazze, le infinite anime belle ci avrebbero letteralmente ossessionati con la spietatezza e la crudeltà di uno dei pochi eserciti che invece ancora fa del suo meglio per rispettare le regole della guerra.
