Italiani sempre più poveri, uno su dieci è indigente: boom gioco d’azzardo, 388 milioni di ore perse per lotto, scommesse, superenalotto e slot

Un italiano su dieci vive in condizioni di indigenza e negli ultimi dieci anni il numero di famiglie in povertà assoluta ha registrato un +43,3%, a testimonianza di una vera e propria escalation che ha reso la povertà una componente strutturale del tessuto sociale nazionale. E’ la fotografia di  ‘Fuori campo. Lo sguardo della prossimità’, il rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia presentato oggi – 14 novembre – da Caritas all’Università Roma Tre, in occasione della nona Giornata mondiale dei poveri in programma domenica 16 novembre.

Il report Caritas sulla povertà in Italia

Stando ai dati diffusi da Istat lo scorso 14 ottobre sono oltre 5,7 milioni di persone (pari al 9,8% degli italiani) e 2.2 milioni di famiglie (l’8,4% dei nuclei presenti nel Bel Paese) a vivere in condizioni sempre più precari. Nel rapporto della rete Caritas emerge che oltre alla povertà economica si affianca una più ampia vulnerabilità sociale e relazionale delle persone. Nel 2024 i Centri di Ascolto Caritas hanno sostenuto 277.775 famiglie, pari al 12% di quelle in povertà assoluta, con un aumento del 3% rispetto al 2023 e del + 62,6% rispetto al 2014. Tra queste, oltre una su due presenta almeno due forme di disagio appartenenti ad ambiti diversi, mentre una su tre ne manifesta tre o più, a conferma del carattere interconnesso e cumulativo delle povertà contemporanee.

Nel report sono menzionate le principali aree di fragilità, principalmente concentrate su due fronti: quello materiale – povertà economica, mancanza di reddito stabile, insicurezza abitativa e sovraindebitamento – e quello relativo agli svantaggi sociali (disoccupazione, bassa scolarizzazione, irregolarità giuridica, isolamento e carichi familiari). “Ne emerge una povertà che non può essere ridotta alla sola mancanza di reddito, ma che si configura come un fenomeno sempre più multidimensionale, nel quale le diverse forme di deprivazione si intrecciano, rafforzandosi a vicenda, generando un impatto complessivo superiore alla somma delle singole difficoltà” si legge nel rapporto. Povertà estrema, mancanza di dimora, disturbi psichici, dipendenze, violenza o isolamento raramente si manifestano in modo isolato ma tendono invece a sovrapporsi e potenziarsi reciprocamente, generando percorsi di esclusione profonda e difficilmente reversibile.

Il focus sul gioco d’azzardo: bruciati 157 miliardi nel 2024

Un focus assai allarmante è riservato anche al volume monetario del gioco d’azzardo che in Italia mostra una crescita inarrestabile: dai 35 miliardi di euro giocati nel 2006 siamo giunti ai 157 miliardi giocati nel 2024 (+349%).Una cifra esorbitante sottolinea il Rapporto Caritas secondo cui a fronte di tale incremento, l’incasso dell’erario è aumentato ‘solo’ dell”83% (da 6 a 11 miliardi), a tutto favore delle grandi società produttrici. A partire dalla fine degli anni 90, l’offerta dell’azzardo si è arricchita di oltre una cinquantina di modalità di gioco, sia online che in presenza (oltre 150mila locali, disseminati in tutte le province italiane). La densità dell’offerta, la velocità di gioco e soprattutto l’accesso digitale hanno determinato effetti sociali che non compaiono nei totali monetari.

388 milioni di ore perse per scommettere…

Preoccupante il dato relativo alle ore perse, sotto tutti i punti di vista, per dedicarsi al gioco d’azzardo. Ore sottratte ad affetti, relazioni, studio e lavoro. Solo per le slot, si stimano 38 milioni di ore impegnate davanti alle macchinette o online. Oltre 22 milioni di ore impegnate per un miliardo e 358 mila giocate. Ma sono soprattutto le modalità tradizionali ad impegnare tempo di vita: oltre 388 milioni di ore impegnate dalla popolazione per lotto, scommesse, superenalotto. In totale, le giornate lavorative assorbite dal gioco sono oltre 104 milioni. L’altra faccia della medaglia è costituita dalle perdite: nel 2024, il totale delle perdite è stato pari a 20 miliardi di euro. I dati mostrano una correlazione inversa tra reddito medio per contribuente e perdita media al gioco, con un peso percentuale più alto nelle regioni più povere. Dieci regioni sono sopra la soglia della media nazionale (493 euro) e di esse, cinque sono regioni meridionali e isole, due del centro-sud (Abruzzo e Molise) seguite da Lazio e Lombardia. “L’azzardo costa di più a chi ha meno: non solo perché perde più euro, ma perché quegli euro valgono di più nel bilancio familiare – dice la Caritas -. È il punto da cui far partire qualunque discussione seria su prevenzione, regolazione e responsabilità pubblica”.