Partiamo da un presupposto: rispetto alle previsioni del Budget primaverile 2025, il quadro dei conti pubblici del Regno Unito è peggiorato di circa 21 miliardi di sterline considerando le proiezioni al 2029/30. Questo peggioramento riguarda il saldo fiscale, cioè un aumento del deficit rispetto a quanto previsto in primavera, e deriva da due componenti principali.

La prima, pari a 16 miliardi di sterline, riflette tre aspetti principali. Primo: l’aggiornamento delle previsioni economiche su crescita, produttività, inflazione e costi del debito pubblico. Le revisioni al ribasso della crescita o della produttività a lungo termine riducono le entrate fiscali attese, tra cui IVA, imposte sul reddito e imposte sulle società, peggiorando il saldo. Secondo: l’aumento del livello generale dei prezzi ha incrementato la spesa pubblica indicizzata, mentre le entrate fiscali, non ugualmente adeguate all’inflazione, hanno determinato ulteriori pressioni sul deficit. Terzo: la spesa per interessi sul debito pubblico è aumentata, poiché i rendimenti dei titoli di Stato e le variazioni della curva dei tassi implicano costi maggiori per il servizio del debito nel medio termine.

La seconda componente, pari a circa 5 miliardi di sterline, deriva dai mancati risparmi previsti da politiche di contenimento del welfare inizialmente annunciate nella prima metà del 2025 e successivamente annullate per pressioni interne al partito laburista stesso. In particolare, il governo aveva previsto di restringere la platea di disabili aventi diritto al sussidio per la disabilità e di ridurre comunque l’importo dei sussidi destinati a tutti i nuovi beneficiari, da 97 sterline a settimana a 50. Inoltre, il governo aveva pensato di limitare il pagamento invernale per il riscaldamento, trasformandolo da misura universale a beneficio solo per chi percepisce sussidi legati al reddito, e di confermare il limite che impedisce di ricevere la quota aggiuntiva per il terzo figlio e oltre nel sistema di sussidi per i figli. La decisione di abbandonare tutte queste modifiche significa che i risparmi previsti non sono stati realizzati, contribuendo a circa 5 miliardi di peggioramento del saldo fiscale annuale e riflettendo lo stato di incertezza e i continui cambiamenti di rotta del governo negli ultimi dodici mesi.

Al di là dei 16 miliardi legati ai dati macroeconomici, il deficit risulta aumentato di altri 11 miliardi rispetto allo scenario di marzo. Questa cifra comprende gli effetti dei cambiamenti di rotta recenti, potenziali nuove misure di spesa e riduzioni fiscali come quelle sulla tassa sul valore aggiunto sull’energia. Per compensare l’intero peggioramento, si stima che la ministra delle Finanze, Reeves, annuncerà misure di contenimento del deficit per oltre 30 miliardi di sterline. È molto probabile che l’obiettivo principale sarà l’aumento delle entrate, più che i tagli alla spesa, vista la difficoltà politica incontrata nei precedenti tentativi di riduzione dei sussidi sociali. Le misure colpiranno in particolare la classe media, con attenzione ai redditi personali.

Un ruolo centrale avrà anche il cosiddetto fiscal drag, oggetto di accesi dibattiti anche in Italia. Congelando le soglie di esenzione e i livelli di imposizione delle aliquote più alte, infatti, con la crescita dei salari più persone finiscono in fasce fiscali superiori senza che le aliquote effettive cambino. Il governo potrebbe fare affidamento su questo meccanismo, congelando o riducendo le soglie, per aumentare le entrate senza modificare le aliquote fiscali. In sintesi, c’è un rischio effettivo che il Budget del 26 novembre avrà effetti particolarmente visibili sulla classe media britannica. Una politica che eroderà ulteriormente la già poca popolarità del primo ministro Keir Starmer.

Andrea Fodale

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