Carmen Giuffrida è stata pubblico ministero, giudice penale presso la Corte d’Appello di Catania e ora è giudice al Tribunale dei Minori. Inoltre, ha esperienza internazionale come Procuratore Internazionale ONU in Kosovo, Capo dell’ufficio legale della missione EUPM in Bosnia Erzegovina, manager di un progetto della UE contro il riciclaggio di denaro in Albania, esperto presso il Consiglio dell’Unione Europea in materia di valutazione dei Paesi membri nella lotta alla criminalità organizzata. Abbiamo conversato con lei sulla riforma in materia di separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici.

La sua esperienza personale, anche a livello internazionale, le ha certamente consentito di riflettere sui diversi ruoli di pubblico ministero e giudice. A quale conclusione è giunta?
Inizialmente, consideravo la possibilità di mutare funzione un accrescimento dal punto di vista professionale ed ero pertanto contraria alla separazione delle carriere. Con l’entrata in vigore della legge Cartabia, il venir meno di tale possibilità mi ha indotto a concentrarmi su aspetti prima non analizzati. In diritto la forma è sostanza, è una delle prime lezioni che si imparano. Che l’imputato sia in grado di apprezzare che Giudice e Pubblico Ministero non sono colleghi è fondamentale non solo perché il processo sia giusto ma anche perché appaia tale. Bisogna avere la capacità di immedesimarsi. Se io fossi imputata in un procedimento penale, vorrei che il mio accusatore non fosse collega di chi mi giudica. Inoltre, avendo lavorato con pubblici ministeri e giudici di vari Paesi, sono giunta alla conclusione che la separazione delle carriere, per un verso, costituisca il naturale coronamento del processo accusatorio, per altro verso non arrechi danno alcuno alla “cultura della giurisdizione” del PM. In nessun paese di civil law, quale è quello italiano, il PM si considera o è considerato un avvocato dell’accusa, come invece ho letto in diversi commenti dei sostenitori del no. È una parte pubblica che conduce le indagini non con la finalità di accusare bensì di accertare. Riferimenti a Paesi di common law, quali gli Stati Uniti, sono pertanto del tutto inappropriati. Aggiungo che, nel corso della mia carriera, ho avuto modo di incontrare diversi PM che non avevano cultura della giurisdizione nonostante le carriere unificate.

L’ANM sostiene che la creazione di due CSM per pubblici ministeri e giudici consentirebbe alla politica di controllare la magistratura, malgrado sia prevista la stessa proporzione tra togati e laici che c’è oggi nel CSM unificato. Inoltre, il nuovo art. 104 della Costituzione è lapidario: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Qualsiasi legge in senso contrario verrebbe dichiarata incostituzionale. I sostenitori del no descrivono uno scenario apocalittico, con magistrati imbavagliati e asserviti al Governo e politici corrotti liberi di agire indisturbati. Non le pare uno scenario distopico del tutto irrealistico?
Lo scenario descritto è evidentemente falso e tali affermazioni sono strumentalmente finalizzate a suscitare timori senza fondamento giuridico. L’art. 104 è chiarissimo nell’affermare che la magistratura, sia inquirente che requirente, costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. A chi faziosamente descrive quadri catastrofici non si può che rispondere che la riforma va esaminata dal punto di vista normativo, non certo mediante processi alle intenzioni basati non sulla proposta di riforma ma sul proponente. Io dico sempre che le persone intellettualmente indipendenti sposano le idee, non chi le sostiene.

In Italia esistono le “correnti” in magistratura, con i loro riferimenti ideologici, i loro colori (dal rosso al blu), i loro simboli, i loro organi assembleari e direttivi, i loro siti internet. Mi pare un fenomeno di politicizzazione unico al mondo. Quale ruolo hanno in concreto nella gestione politica della magistratura? Un magistrato può fare carriera, facilmente e solo per meriti, senza fare i conti con le correnti?
Sulla base della mia esperienza in campo internazionale, posso affermare che in nessun Paese ho mai assistito ad un tale fenomeno di politicizzazione. In Italia, le correnti hanno letteralmente occupato abusivamente il CSM. È quasi impossibile per un magistrato fare carriera solo per meriti, potendo semmai capitare che un simpatizzante di corrente abbia per coincidenza anche dei meriti. Io, per esempio, in quanto indipendente da ogni corrente così come da ogni partito, non ho mai ottenuto alcuna posizione tramite il CSM, avendo ricoperto solo ruoli che prevedevano un esame direttamente presso l’organismo internazionale. Le mie domande sono state invece puntualmente bocciate quando l’esito dipendeva dal CSM. Pensi che il progetto in Albania lo gestii per conto della Spagna e, quando terminò con enorme successo – tanto che l’UE raccomandò l’implementazione dei nostri risultati alla sopravvenuta missione gestita dal CSM italiano – la mia domanda per partecipare come esperto di breve termine nella missione italiana non fu tenuta in considerazione dal CSM che mi preferì anche colleghi senza esperienza né nel settore di competenza né in campo internazionale. Vorrei però precisare che il problema va oltre le, sia pur legittime, aspettative di ciascun magistrato. L’etica è una qualità personale, un pre-requisito a cui ogni magistrato deve improntare la propria condotta per essere credibile di fronte ai comuni cittadini. Brigare per accaparrarsi un posto mediante agganci correntisti la dice lunga sull’assenza del pre-requisito. Basti leggere le numerosissime chat tra Palamara e vari colleghi.

La campagna referendaria sta prendendo una piega inquietante. L’ANM ha sempre più la fisionomia di un partito politico o meglio di una coalizione di partiti politici (le correnti). Fa propaganda con slogan iperbolici che deformano la realtà ed il testo della legge oggetto di referendum. Vanno persino a parlare dal pulpito delle chiese, e senza contraddittorio, come lei ha testimoniato di recente. Non le pare una trasformazione pericolosa per la credibilità e per la reputazione della magistratura italiana a cui tutti noi teniamo?
Le confesso che proprio questo atteggiamento dell’ANM mi ha determinato a pubblicare vari post, avvertendo il bisogno di dissociarmi pubblicamente da una propaganda lesiva del decoro e della credibilità della magistratura. Noi magistrati siamo tecnici del diritto e ci viene giustamente riconosciuta tale competenza. Ritengo profondamente scorretto che l’ANM svolga una campagna per il no mediante utilizzo di slogan falsi, ben sapendo che la provenienza da magistrati conferisce apparenza di veridicità. È ormai una guerra alla fine della quale non si faranno prigionieri. Attualmente io sono in valutazione, la settima, la più importante della carriera di un magistrato. Ciò nonostante, ritengo che la mia dignità e la mia credibilità valgano più di una valutazione.

La riforma prevede che i componenti del CSM siano sorteggiati. Del resto, il concorso per l’accesso in magistratura è già molto selettivo ed il singolo magistrato può decidere controversie ben più delicate di scegliere, per esempio, chi debba diventare procuratore capo e presidente di un Tribunale. Può irrogare pene detentive, confiscare interi patrimoni, può assumere decisioni delicatissime che incidono sull’affidamento dei minori. E poi il CSM non è un organo politico, che giustamente deve essere eletto, ma un organo di alta amministrazione. Cosa ne pensa?
Da diversi anni, io e un gruppo di colleghi proponiamo il sorteggio come metodo di selezione dei Consiglieri del CSM. Il CSM non deve rappresentare i magistrati. Affermare il contrario è un palese corto circuito in quanto implica che il collega che io ho eletto mi rappresenti nel momento in cui decide della mia carriera. La finalità del CSM è quella di garantire l’indipendenza della magistratura, il che è ampiamente assicurato dalla composizione maggioritaria della componente togata. Mi pare poi evidente che qualunque magistrato sia in grado di svolgere il ruolo di Consigliere del CSM. I magistrati transitano dal penale al civile, dal lavoro alla sorveglianza, dai minori all’immigrazione, tutte materie profondamente diverse. Perché mai non dovrebbero essere in grado di occuparsi degli affari del CSM? D’altronde, se servissero requisiti e competenze specifiche, innanzitutto sarebbero identificabili e, soprattutto, andrebbero accertati mediante regolare concorso, non certamente mediante elezione.

Alberto de Sanctis - avvocato penalista

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