Alla fine, come forse era prevedibile, il Dottor Maruotti non si è dimesso da Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, nonostante le dure polemiche di cui è stato protagonista negli ultimi, a seguito della sua decisione di pubblicare un messaggio sui social con il quale poneva in parallelo il suo convincimento di impunità dell’omicidio di Stato di Minneapolis, accostandolo al sistema giudiziario che si definirà con la riforma per la separazione delle carriere. Ecco il testo del post: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”. Dopo qualche ora, il messaggio è stato rimosso, evidentemente a fronte della presa d’atto della sua improponibilità anche sul piano della propaganda, ma con la rivendicazione di fondo del giudizio di deriva autoritaria che conseguirebbe alla riforma costituzionale.

È stata per prima l’Unione delle Camere Penali a denunziare l’inaccettabilità del ricorso a modalità comunicative “così aggressive”, prive di qualsiasi fondamento giuridico prima ancora che di contesto politico, e a chiedere all’Associazione Nazionale Magistrati una presa di posizione netta. A seguire, dure denunce di personalità dei diversi Comitati del sì e di singoli Magistrati che evidentemente non si sono riconosciuti nel giudizio espresso da Maruotti. Il Ministro della Giustizia ha reagito con sdegno alla provocazione del Segretario di ANM. Del resto, alcun effetto ha sortito la presa di distanza della componente di Magistratura Indipendente che ha rivendicato la propria estraneità a quelle modalità comunicative.

Rimane la considerazione, non solo della inaccettabilità del parallelo, ma dello stesso ragionamento proposto da Maruotti, oltre al fatto che questo tipo di comunicazione rappresenta il pessimo tentativo di evocare modelli autoritari per alimentare timori privi di fondamento. Intanto, una riunione della struttura centrale di ANM è stata rinviata, e non è dato conoscere quale sia il pensiero del Presidente Parodi. Quello nel quale è incorso il Segretario di ANM non è però un semplice incidente di percorso, ma si inserisce, con tutta la sua improprietà, nella strategia di comunicazione sulla quale si è assestata l’Associazione Nazionale Magistrati che ha scelto il piano della propaganda, rinunciando al confronto sul merito della nuova previsione costituzionale, e che continua a dipingere la riforma come autoritaria e volta a mettere la mordacchia ai Giudici. Per essere chiari, il riferimento è ai manifesti apparsi nelle grandi stazioni ferroviarie con i quali si attribuisce alla riforma la volontà di rendere i Giudici dipendenti dalla politica. Ovviamente nulla di più falso.

Fino allo sfinimento, nelle prossime settimane, ed anche oltre, continueremo a ripetere e a spiegare come la separazione delle carriere altro non sia che la compiuta realizzazione, sul piano ordinamentale, dello schema del rito accusatorio, unica modalità di attuazione concreta dei principi del giusto processo scolpiti nella Costituzione repubblicana all’articolo 111. Giudice terzo e imparziale, parità delle parti impongono diversi statuti del Giudice e del Pubblico Ministero. Il nuovo reticolo costituzionale rafforza la garanzia di indipendenza e autonomia dei magistrati del Pubblico Ministero e non li sottopone affatto al potere politico, rafforzandone anzi la garanzia costituzionale e prevedendo una nuova organizzazione dei Magistrati con diversi Consigli Superiori della Magistratura. Sorteggio e Alta Corte completano il disegno, con meccanismi che tentano di arginare le degenerazioni correntizie e di riaffermare la natura di organi di garanzia dei Consigli Superiori della Magistratura. Questa la reale portata della riforma, di questi temi vorremmo discutere nei prossimi mesi. Propaganda e falsità servono solo a delegittimare chi se ne fa promotore e a lasciare macerie di cui tutti pagheremo le conseguenze. Questa responsabilità non appartiene ai sostenitori del sì che propugnano il contraddittorio sul merito della Legge costituzionale e sulle ragioni che sottendono alla separazione delle carriere. L’auspicio è che anche l’Associazione Nazionale Magistrati, finalmente, riprenda la via del confronto.