Elezioni midterm
Chi è Alexander Vindman, l’anti-Trump candidato in Florida che ha raccolto 2 milioni di dollari in 24 ore
Questo novembre si terranno le elezioni di metà mandato statunitensi, con ben 33 seggi del Senato in palio per i due partiti. Rispetto a 20 o 40 anni fa, quando negli Stati Uniti esisteva ancora il voto disgiunto, era possibile pensare a senatori democratici molto forti in territori saldamente repubblicani come il North Dakota, e viceversa. Oggi, in un ambiente molto più polarizzato, dove la forza e le qualità del singolo candidato valgono molto meno rispetto al partito di appartenenza del candidato, tentare una candidatura in territorio avverso sembra sempre di più un’operazione di notorietà che altro, al fine di poter accedere a qualche posto minore, ad esempio nelle legislature statali o alla House.
Chi è Alexander Vindman, l’anti-Trump candidato in Florida
Nel caso di Alexander Vindman, invece, la questione è molto diversa. Per chi non ricorda, Vindman fu un supertestimone nel primo processo di impeachment contro Donald Trump nel 2019. Testimoniò, infatti, riguardo ad una chiamata tra il Presidente, allora al suo primo mandato, e Volodymyr Zelensky, in cui il tycoon faceva forti pressioni sul leader ucraino per aprire un’indagine contro Joe Biden e suo figlio Hunter, al fine di danneggiare il suo potenziale avversario alle elezioni del 2020. Dopo il licenziamento da assistente al National Security Council a seguito della vicenda, Vindman ha criticato per anni il Presidente. Adesso lancia la campagna elettorale per quello che chiama “un referendum su Trump”. Nel suo video di lancio, dopo ampi riferimenti alla sua ventennale carriera nell’esercito, Vindman tocca i temi che hanno fatto la fortuna di diversi politici democratici durante il 2025, da Zohran Mamdani alla neo governatrice della Virginia Abigail Spanberger, parlando di prezzi e della riforma del conflitto d’interessi, volta a vietare la compravendita di azioni per i rappresentanti al Congresso.
Si parla anche di costo dell’assicurazione sanitaria, con accuse all’attuale senatrice Ashley Moody, che in modo evocativo viene definita la senatrice di Trump e dei repubblicani, e non dello Stato della Florida. Un messaggio forte chiude il video: si chiede agli elettori di scegliere tra un patriota e un politico. I temi toccati sono innegabilmente punti deboli per i repubblicani, e la campagna di Vindman sembra essere partita con il botto, raccogliendo quasi due milioni di dollari in 24 ore, rompendo ogni record nella storia dello Stato, e quasi esclusivamente con donazioni di piccola entità. Sarà abbastanza? Probabilmente no, dato il forte vantaggio repubblicano in termini di elettori registrati e la forte tendenza a destra dello Stato negli ultimi 15 anni.
Sicuramente la vittoria democratica a Miami e le performance sopra le aspettative di tanti candidati democratici possono essere un’iniezione di fiducia, ma Ashley Moody, Procuratrice Generale dello Stato prima di essere selezionata da Ron DeSantis per sostituire Marco Rubio, divenuto Segretario di Stato, ha dimostrato di saper prendere tanti voti, e di piacere agli elettori della Florida. I soldi, quindi, potrebbero essere un buon aiuto per Vindman, ma saranno troppo poco per ricucire un divario che negli anni è andato sempre ampliandosi. Vindman porta in politica la credibilità di chi ha pagato un prezzo per difendere le istituzioni. È una candidatura che richiama valori, identità nazionale e buon senso. Ma in una Florida polarizzata e spostata a destra, l’integrità personale rischia di scontrarsi con un equilibrio elettorale sfavorevole.
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