Marina Berlusconi, che ancora ricordo ragazza seduta in un angolo a scrivere appunti sulle riunioni che si tenevano attorno al padre sulle trasmissioni del Biscione, ha puntato il solito dito che distrae purtroppo l’attenzione dalla luna che vuole indicare. Ha scritto a Repubblica una lettera di pregevole astuzia politica per cercare di spersonalizzare la riforma costituzionale della magistratura, un po’ anche dal ricordo del padre, e di farle superare il referendum con l’aiuto decisivo dei Sì che non mancano neppure a sinistra.

Persino il buon Paolo Mieli, in uno dei soliti salotti televisivi di La7 dove si respira aria di No, ha visto nella lettera di Marina Berlusconi solo o prevalentemente “le distanze” dal centrodestra, evocando persino la predilezione per Repubblica della ex moglie del compianto Cavaliere, che le scrisse per lamentarsi dell’ancora marito.

Marina Berlusconi invece, secondo me, ha fatto né più né meno ciò che fece – lei ancora molto giovane – Bettino Craxi dopo le elezioni del 1992, quando propose al Pds di Achille Occhetto, dopo avergli risparmiato l’anno prima un voto anticipato che lo avrebbe fortemente penalizzato, una comune prospettiva di governo o di opposizione. Dissi allora a Bettino: “Sei matto a tornare alla politica del tuo predecessore Francesco De Martino, quando si svincolò dal centrosinistra promettendo che non sarebbe mai più tornato al governo senza i comunisti?”. E lui, calmandomi: “Tranquillo, mi diranno di no”. E così avvenne, perché Achille Occhetto, oggi novantenne fresco di festeggiamenti, alla “unità socialista” che lo terrorizzava per il peso che vi avrebbe avuto Craxi preferì il sostegno, anzi lo schiacciamento sotto la magistratura che stava facendo ciò che i comunisti non erano riusciti a realizzare: la sostanziale eliminazione politica dei “traditori” persino “socialfascisti”.

Craxi finì ad Hammamet, d’accordo, dove riposa per sempre da “latitante”, come dicono ancora di lui gli avversari. La sinistra finì dov’è ora, rivalutando qualche volta persino Silvio Berlusconi, l’amico di Bettino: all’opposizione di un governo non di centrodestra ma di destra-centro. I magistrati, associati e no, allora vinsero la loro partita con un “brusco cambiamento di rapporti” fra politica e giustizia onestamente riconosciuto e lamentato da Giorgio Napolitano quando era ancora al Quirinale.

Il 22 marzo, grazie anche alla liquidazione della lettera di Marina Berlusconi – da parte sia della Repubblica cui era stata diretta sia da parte del centrodestra che l’ha digerita male ignorandola – i magistrati potrebbero tornare a vincere col loro No. E liquidare, spero solo metaforicamente, i colleghi del Sì, a cominciare da Giusi Bartolozzi. Che, prima di essere il capo di Gabinetto del Guardasigilli, è appunto una magistrata distaccata al Ministero della Giustizia. Una magistrata del Sì, che corre il rischio di un processo per l’affare Almasri risparmiato ai ministri competenti per l’autorizzazione legittimamente negata dal Parlamento.

Francesco Damato

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