Vivere cent’anni non è più una sfida impossibile, come appariva nei decenni passati, ma è l’andamento demografico della popolazione italiana. Siamo di fronte ad un vero e proprio capovolgimento demografico, nel 1995 la popolazione giovanile era in equilibrio con la popolazione anziana, oggi i giovani sono in calo strutturale dal 14,6% al 12,2% e gli over 65 anni passano dal 17,3% al 24,4% della popolazione. L’indice di vecchiaia si capovolge ed oggi con 199 anziani ogni 100 giovani è tra quelli più sbilanciati in Europa.
I dati sono sotto i nostri occhi: la popolazione over 65% raggiungerà tra pochi anni il 34,4 % della popolazione complessiva, con oltre 7 milioni di over 75 e 3,5 milioni di over 85 e con oltre mezzo milione di over 95. Negli anni del boom economico abbiamo avuto oltre 900mila nati, oggi siamo al minimo storico sotto la soglia dei 370 mila nati, ossia tre volte di meno degli anni del baby boom. È un cambiamento epocale, mai conosciuto prima e purtroppo ancora non avvertito dalle classi dirigenti che parlano poco della transizione demografica perché non porta voti e non è inserita in cima alle agende di governo. Questo vero e proprio capovolgimento sociale ha implicazioni importanti per la tenuta del nostro sistema di welfare. Crescerà inevitabilmente la domanda socio-sanitaria e farmacologica soprattutto in riferimento alle malattie croniche, alle demenze senili, e alle malattie neurodegenerative, con conseguenze dirette sulla tenuta del sistema sanitario nazionale che non è pronto a questa rivoluzione. Tutti i nostri standard di rifermento in materia di posti letto ospedalieri, rsa e hospice sono basati su una struttura della popolazione di venti anni fa non su quella che verrà. Serve capovolgere il paradigma e puntare sulla prevenzione per arrivare il più possibile in buona salute all’età più anziana. Occorre una rivoluzione nella assistenza domiciliare integrata che sempre di più riguarderà persone anziane e sole.
La pressione sul rapporto di dipendenza giovani/anziani cambierà la struttura fiscale e pensionistica. C’è un tema enorme che riguarderà il tessuto delle relazioni sociali, che è il tema della solitudine a partire dalle grandi aree urbane. Una popolazione che invecchia e tendenzialmente rimane più sola, con una struttura familiare che si è andata modificando e questo deve inevitabilmente incidere anche sulle politiche dei flussi migratori, avremo sempre più bisogno di professionisti sanitari e collaboratori familiari adeguatamente preparati. La sfida è quella della longevità in buona salute ovvero, una vera rivoluzione per la nostra struttura sociale mai conosciuta fino ad ora. I traguardi della scienza, della genetica e della tecnologia, soprattutto in campo medico ci offrono sicuramente grandi opportunità ma anche grandi criticità in relazione alle risorse necessarie e alle garanzie delle prestazioni.
Ripensare il modello di welfare, il sistema delle relazioni sociali a partire dalle grandi aree urbane, il sistema della vivibilità e delle politiche dell’abitare vanno riviste in funzione di questa rivoluzione demografica. È forse la sfida principale che ha di fronte l’umanità raggiungere il traguardo di una società longeva il più possibile in buona salute e con un sistema di relazioni sociali diverso. A questo scopo una leva importante è l’utilizzo delle nuove tecnologie e della Intelligenza Artificiale al servizio dell’uomo. Questo riguarda la teleassistenza, la medicina a distanza, la possibilità di traguardare nuove frontiere per l’umanità con una attenzione all’etica. La sfida della longevità in buona salute non può appartenere ad élite ristrette di autocrati, come è avvenuto nel recente incontro bilaterale in Asia centrale tra Putin e il leader cinese Xi, in cui si diceva che oggi a 70 anni sei un bambino e alla possibilità di raggiungere l’immortalità.
L’estensione della durata della vita è un traguardo per l’umanità e per la scienza che non può prescindere da forti connotati etici in società libere e democratiche. Ed è anche per questo che bisogna riflettere a fondo su chi oggi detiene le chiavi della tecnologia e della intelligenza artificiale, un gruppo ristretto di individui. Mai l’umanità aveva raggiunto questo obiettivo cosi ambizioso della longevità e mai l’umanità si è trova di fronte ad una così elevata concentrazione di ricchezze e di saperi tecnologici in poche mani. Ecco questa è l’età della rivoluzione della longevità e compito delle classi dirigenti è governare questa sfida.
