Il futuro di Gaza passa per la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il Board of Peace. Nessuno sarà costretto a lasciare la Striscia, e coloro che lo desiderano saranno liberi di farlo e di tornare. Le persone saranno incoraggiate a restare e verrà offerta loro l’opportunità di costruire una Gaza migliore. Hamas e altre fazioni in un primo momento avevano concordato di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in alcuna forma. Questo comporta che, mentre Hamas aveva accettato la bozza del piano di pace, i nostri pro-Pal si sono rivelati più estremisti di Hamas, che è considerata come un’entità terroristica dall’Unione europea.

La sinistra dimentica il piano di pace Onu

È scandaloso il catalogo di scuse e pretesti della sinistra italiana, che odia talmente tanto Israele da aver magicamente rimosso l’esistenza di un piano di pace approvato dal Consiglio di Sicurezza Onu (le cui risoluzioni sono vincolanti, a differenza dell’Assemblea Generale). In generale, le risoluzioni adottate dal Consiglio di sicurezza ai sensi del Capitolo VII della Carta sono considerate vincolanti, in conformità all’articolo 25 della Carta.

Il triste boicottaggio degli israeliani

I pro-Pal lamentano che non operi l’Onu e che resti emarginata, quando è stata la stessa Onu a creare e legittimare questa struttura. Tutto questo non si potrebbe capire, se non si sapesse che la cultura di sinistra è spesso basata sul rifiuto di tutto e di tutti. Alla sinistra estrema non sta bene nulla, per principio: un atteggiamento patologico che, una volta rimossa questa deriva psicotica, potrebbe consentirle per sempre l’alternanza al potere, che è indispensabile per il corretto funzionamento di una democrazia. Nel frattempo, il tristissimo boicottaggio degli israeliani (sembra che molti di loro siano ebrei), aziende farmaceutiche comprese, si svolge in un clima che oscilla fra Kafka e Ionesco, perché la pace c’è e anche le soluzioni operative ci sono. Eppure, per i pro-Pal non è cambiato nulla, scavalcando addirittura Hamas. Potremmo, per esempio, chiedere a questi buontemponi di lasciare che Farmacap comperi i farmaci Teva?

I pro-Pal assistono alle vicende di Gaza rimuovendo la realtà

Bisognerebbe saper distinguere il teatro dalla realtà. Coleridge coniò l’efficace definizione di willing suspension of disbelief, ossia uno iato nella consapevolezza, una volontaria sospensione della miscredenza oppure dello scetticismo. Senza questo congegno, non potremmo assistere ad una finzione perché privi di qualsivoglia emozione. È per questa ragione che ci emozioniamo al teatro o al cinema. Ne consegue che i pro-Pal assistono alle vicende di Gaza rimuovendo la realtà, agendo come se fossero al cinema oppure a teatro. È un loro problema, e me ne dispiaccio. Ma è possibile che l’Italia intera si faccia coinvolgere, dimenticando che i pro-Pal lottano per ottenere qualcosa che già esiste?