Oxfam fu pressata affinché parlasse di genocidio
Le Ong hanno diffuso le veline dei terroristi e Medici Senza Frontiere ora si sveglia: miliziani negli ospedali
Dunque i terroristi c’erano e ci sono negli ospedali di Gaza. Dunque l’accusa di genocidio, fiorita quando manco erano cominciate le operazioni militari nella Striscia, era meno una realtà documentata che una direttiva propagandistica, una velina da tunnel insomma.
Ma teniamole basse, queste inopportune notizie. Le dichiarazioni e i rapporti di Oxfam – organizzazione internazionale dedicata agli aiuti umanitari – godevano di ottima stampa quando denunciavano lo sterminio e la carestia a Gaza. Un successo editoriale non ripetuto quando, l’altro giorno, l’ex responsabile della branca britannica di Oxfam denunciava che l’agenzia aveva ricevuto pressioni affinché – senza che ci fossero evidenze in argomento – mettesse l’etichetta di “genocidio” sulla guerra di Gaza. Sorte analoga, cioè alternativa, per la produzione comunicazionale di Medici Senza Frontiere: prime pagine ed ettari di interviste quando si trattava di Israele perfidamente impegnato a bombardare ospedali e a strangolare il flusso dei medicinali, ma neppure i trafiletti quando Medici Senza Frontiere, ancora l’altro giorno, annunciava di aver cessato di operare in diversi reparti dell’ospedale Nasser di Khan Younis perché erano bivacchi di terroristi.
Sono soltanto due esempi tra le verità che a grappoli stanno maturando dopo due anni e mezzo di bufale e mistificazioni provenienti proprio da queste agenzie umanitarie, impegnate a deplorare senza sosta la sofferenza della gente di Gaza (non quella degli ostaggi israeliani torturati e assassinati nei tunnel) e a denunciare le responsabilità sicarie dell’esercito israeliano.
E proprio sugli ospedali si è concentrato per mesi e mesi quel fuoco retorico, che li voleva obiettivi di una deliberata e immotivata azione distruttiva dello Stato ebraico nella sistematica e insultante negazione della verità più semplice e tragica: e cioè che – come per le scuole, i condomini civili, i rifugi, le chiese, le moschee – si trattava di luoghi usati dai miliziani palestinesi per nascondervisi mischiati ai civili, per farne arsenali d’armi, per tenervi (e uccidervi) gli ostaggi. Il tutto, appunto, mentre quella propaganda era uniformata alla direttiva di chiamare “genocidio” (fatto da Israele) la guerra scatenata da Hamas. E non solo scatenata, ma preparata da Hamas proprio perché si sfogasse con maggior danno possibile sulle strutture civili infestate di terroristi e protette da un esercito di bambini, di donne, di malati adoperati come sacchi da trincea.
La storia della guerra di Gaza – che è quest’altra storia, non quella raccontata in oltre un biennio di dolose panzane – ha tra i protagonisti più temibili quelli che l’hanno contraffatta. Tanto più colpevoli perché le falsità di cui si sono resi responsabili non hanno dato nessun aiuto alla popolazione palestinese e moltissimo aiuto, invece, hanno assicurato alle dirigenze terroristiche che ne mettevano a reddito il sacrificio. Medici Senza Frontiere era quella – ricordiamolo – che denunciava il “cinico tentativo di impedire alle organizzazioni di fornire servizi in Palestina”, altro proclama che finiva rigonfio di indignazione nei commenti degli editorialisti a petto in fuori contro lo sterminazionismo sionista. I quali – vedi la combinazione – faticano a occuparsi della per niente cinica pratica dei terroristi di fare degli ospedali i propri bunker.
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