Politica
L’ennesimo tentativo del campo largo. M5S-Pd verso le primarie, Giorgia Meloni la chiamava “ammucchiata”
“Dove c’è il disordine io prospero”. Con questa frase, Vittorio Sgarbi, il 6 giugno del 2018 votava la fiducia al Governo Conte I. Sentenza che, oggi, il critico d’arte non si scomoderebbe a riutilizzare vedendo l’ennesimo tentativo di creazione del “campo largo”, o “campo progressista”, come lo definiscono i suoi creatori. Questa, che Giorgia Meloni prima di approdare a Palazzo Chigi avrebbe chiamato “ammucchiata”, vedrebbe il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle, Più Europa, Alternativa Verdi e Sinistra e Italia Viva all’assalto del Governo di centrodestra nella prossima tornata elettorale. In merito al quando questa avrà luogo, tutto dipenderà dal “rimpastino” di governo in atto. Anche se al momento nulla lascia presagire una crisi di governo tale da riportare il popolo alle urne, tra i leader sarebbero in atto incontri esplorativi.
L’urgenza del campo largo
Gli esponenti del “campo largo” concordano sull’urgenza di creare questo polo progressista capace di tener testa a Meloni, Tajani e Salvini. Se dal partito di Elly Schlein fanno intendere che un appuntamento per costruire questo “polo progressista” con gli altri leader non è in agenda, dal Movimento Cinque Stelle chiudono già a Italia Viva, in quanto “sarebbe autolesionista”, afferma Enrico Cappelletti, deputato del M5S. “Abbiamo combattuto tante battaglie insieme al Partito Democratico – prosegue il deputato Cappelletti – una su tutte quella sul salario minimo, in cui noi abbiamo sempre creduto e che abbiamo sostenuto anche quando temi, in quel momento più urgenti, impegnavano il governo su altri fronti”. In merito ad Azione, il partito di Carlo Calenda, Cappelletti lo ritiene una forza di maggioranza a tutti gli effetti in quanto «spesso vota come il cdx»; mentre spera che Italia Viva “non rientri in un campo di area progressista perché – dichiara – è tutto tranne che progressista”.
I programmi
Già sui veti imposti dal M5S si può azzardare una previsione sulla tenuta del campo largo, in quanto, se il movimento guidato da Conte chiude a Italia Viva, il Partito Democratico, per voce di Marina Sereni, membro della segreteria nazionale e responsabile salute e sanità, è di diversa opinione: “Penso che si debba seguire un ordine logico: il primo riguarda i contenuti, il programma e i valori sono abbastanza chiari e devono essere declinati in proposte concrete. Finora nel mio argomento di riferimento – la sanità – abbiamo fatto molte cose insieme. Chiedendo risorse e un piano straordinario di assunzioni, indicando, con proposte molto precise, una strada alternativa a quella che ha seguito il governo Meloni. A proposito del campo progressista – prosegue Sereni – abbiamo degli esempi che dimostrano che quando siamo aperti e partiamo dai contenuti, non è un problema di sigle. Mi riferisco, per esempio, alle ultime elezioni regionali in Campania dove abbiamo costruito un’alleanza molto larga e stiamo governando insieme a espressioni centriste, moderate, che fanno riferimento anche a Italia Viva”.
I temi
Tra i vari temi che potrebbero certificare la morte naturale del campo largo, nel lungo termine, anche la politica estera: se da un lato il M5S è contro l’invio di armi all’Ucraina, il Partito Democratico ha votato più volte a favore. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un mattino burrascoso. Soprattutto se al tavolo delle trattative siederanno anche i due leader centristi: Matteo Renzi e Carlo Calenda.
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