L’Europa divisa: al di fuori della Nato ognuno va per sé

FILE - Danish military forces participate in an exercise with hundreds of troops from several European NATO members in the Arctic Ocean in Nuuk, Greenland, Sept. 15, 2025. (AP Photo/Ebrahim Noroozi, File)

Dobbiamo essere realisti, e di un realismo immediato, senza costruire teoremi che alla prova dei fatti si rivelano inutili. Il passo indietro della Germania in Groenlandia è un segnale inequivocabile che giustifica la cautela italiana. Non si tratta più di dividersi tra euroscettici ed europeisti, ma di porsi su un piano pragmatico e capire che la consistenza europea è inesistente. Le parole non hanno valore se non sono corroborate dai fatti, e sostenute da azioni concrete.

Troppi passi falsi rischiano di compromettere l’immagine di forza e unità (che non esiste) e che ci si sforza di proiettare. Ad oggi l’Europa non rappresenta un’alternativa e non ha alcuna visione di lungo periodo. Washington lo sa e gli altri attori sullo scacchiere anche. Il tempo delle premesse è finito e la nuova fase storica in cui siamo entrati richiede uno sforzo sempre maggiore per restare al passo. Da tempo gran parte del dibattito pubblico si concentra nel tratteggiare come dovrebbe essere l’Europa, nel delineare come una nuova coesione europea possa rappresentare l’argine al caos, senza però voler mai ipotizzare che questa eventualità possa non realizzarsi. Significa effettuare una diagnosi escludendo aprioristicamente una patologia e per di più una possibile estrema conseguenza.

Siamo dunque in presenza di una analisi viziata e ciò rende ancora più nebuloso un dibattito sul futuro. Il grande limite europeo è la sua non omogeneità, la diversità di interessi e la suggestionabilità economica. In tutte le grandi scelte strategiche l’Europa non ha mai trovato una vera quadra, passando dai nulla di fatto a qualche labile compromesso. L’unica unità si è trovata sull’Ucraina, ma già su Gaza si palesano diversità di approccio e di vedute. Vedremo se il “Bazooka” invocato da Macron supererà l’orizzonte della teoria.

All’Italia viene spesso rimproverato una certa accondiscendenza verso l’amministrazione Trump e i suoi desiderata. Ora, che l’alleanza sia più solida che mai questo è chiaro, che l’Italia non veda ad oggi l’alternativa in cui tanti sperano è più che evidente, e non è un caso che Giorgia Meloni pur non condividendo la posizione americana sulla Groenlandia ha invocato l’intervento Nato. Perché l’Alleanza atlantica è un punto fermo e anche la questione artica deve essere riassorbita all’interno della Nato. Ma le prove di forza senza possibilità di successo sono più un’ammissione di debolezza che di forza. La strategia italiana non è come molti pensano ambigua, bensì molto lineare. Ad oggi l’interesse strategico italiano coincide con quello americano, e la linea di Roma ha pagato come in Israele, dove l’Italia farà parte del “Board of Peace” per Gaza.

Non era scontato. Questo vuol dire che al di fuori della Nato ognuno va per sé, così come è sempre stato. Se i paesi europei vogliono incidere devono farlo all’interno dell’alleanza e non al di fuori, perché poi dopo l’euforia arriva il momento della ragione e si finisce per scoprire, come ha fatto la Germania, che i tempi non sono ancora maturi, mai intanto la figuraccia è servita in mondo visone.