L’ex ministro Clini e il piano rifiuti siciliano: “Porta a porta mitologia da superare. Si può fare riciclaggio senza raccolta differenziata”

CORRADO CLINI PRESIDENTE ONORARIO ECOMED

«Il mito che non si può fare riciclaggio se non si fa raccolta differenziata è un mito perché non è vero». Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente e consulente del piano rifiuti del presidente per la Regione Sicilia Renato Schifani, abbatte con un’affermazione il totem ventennale della raccolta dei rifiuti urbani raggruppati in frazioni merceologiche omogenee e destinati al recupero.

Palermo è la maglia nera della raccolta differenziata italiana con un tasso intorno al 20%, nonostante negli ultimi anni il capoluogo abbia ricevuto importanti finanziamenti per organizzare un sistema capillare di raccolta, il quale però non ha dato i risultati sperati?
«Palermo è un caso interessante perché l’impostazione politico-pedagogica della raccolta differenziata è stata assunta dal Comune di Palermo ormai 10-15 anni fa. L’ipotesi era fare la differenziata casa per casa, porta a porta. Sono stati investiti circa 70 milioni di euro con un programma PON metro (Programma Operativo Nazionale unitario di interventi per lo sviluppo urbano sostenibile, ndr) e poi con alcuni altri fondi nazionali. L’esperimento è ancora in corso ma è sostanzialmente fallito perché non c’è stata da parte della popolazione, ma anche dell’amministrazione, la capacità di collegare la raccolta differenziata a un vantaggio. Dopodiché è rimasto il mito che non si può fare riciclaggio se non si fa raccolta differenziata, che è un mito perché non è vero».

Che cosa cerca di fare il piano regionale?
«Cerchiamo di semplificare la raccolta differenziata: separare la frazione organica dalla frazione secca, e raccogliere separatamente il vetro. 3 operazioni invece di 6. Ridurre progressivamente il porta a porta e fare invece in modo che ci siano dei punti di raccolta evoluti, con le tessere, come sta avvenendo altrove. Per esempio Modena, che è una grande città con una lunga tradizione di raccolta differenziata, piuttosto che Pesaro, si stanno orientando in questa direzione, stanno superando la mitologia del porta a porta e stanno entrando in una prospettiva diversa, una prospettiva industriale».

In pratica che cosa si fa?
«Si creano piattaforme per il riciclaggio sostenute da tecnologie e impiantistica assolutamente disponibile oggi. Queste piattaforme inserite nel piano regionale hanno tre compiti. Il primo è quello di selezionare. Quello che si può selezionare immediatamente in modo da cercare di avviarlo a riciclo, ammesso che ci sia la capacità di riciclo. Perché un conto è raccogliere il 90% della plastica. Un conto è mettere il 60% della plastica nei depositi che poi, per caso, vanno in autocombustione. Si cerca invece dal punto di vista industriale l’obiettivo migliore. Perché se non riusciamo ad avere una capacità di riciclaggio che corrisponda a quello che si raccoglie con la raccolta differenziata, la plastica è un ottimo combustibile, ovvero è un’ottima materia che può – e questa è la seconda funzione delle piattaforme – produrre ottimo combustibile solido secondario, end-of-waste e diventare un’alternativa al pet coke (materiale con un elevato contenuto di carbonio e un alto potere calorifico, utilizzato principalmente come combustibile nei processi industriali, ndr) nei cementifici. In Sicilia abbiamo 5 cementifici, e il piano è orientato a sostituire il pet coke, il quale – diciamolo – è uno schifo dal punto di vista ambientale anche se molto utile per la produzione di cemento, con questo combustibile secondario end-of-waste. Tra l’altro, ha un’intensità di carbonio molto più bassa rispetto al pet coke, perciò riduce anche l’incidenza della tassa sul carbonio che incide sui cementifici. Il terzo obiettivo di queste piattaforme è la raffinazione della frazione organica che si trova nel sotto vaglio, cioè in quella parte che oggi viene persa e va in discarica. Invece la raffinazione del sotto vaglio può generare frazione organica, che diventa importantissima per l’impiego nei biodigestori e la produzione di biometano il quale, tra l’altro, è tra gli obiettivi di riferimento nel piano europeo RePower EU».

L’umido raccolto separatamente dove va?
«Allo stesso tempo nelle piattaforme puntiamo a fare la raffinazione della frazione organica che si raccoglie in maniera differenziata. Perché quest’ultima non è comunque un prodotto efficiente nel suo utilizzo nei biodigestori per la presenza di contaminanti composti prevalentemente da frazioni di plastiche. Tant’è che i biodigestori hanno dei problemi enormi perché hanno questi scarti, questa contaminazione. Ora cerchiamo di superare il problema prima e di recuperare i contaminanti di modo che la frazione organica raffinata possa essere utilizzata nei biodigestori per la produzione di biometano senza problemi».

Il piano prevede due termovalorizzatori a Catania e a Palermo.
«I due impianti chiudono il ciclo di una filiera industriale che punta a valorizzare la materia e a valorizzare un recupero energetico secondo un criterio di economicità. Si attiva una logica di riduzione dell’impatto ambientale e di generazione di valore economico ma fuori dalla mitologia del riciclaggio “a prescindere”, dell’economia circolare, che è economia se produce valore. Purtroppo, facciamo quasi l’80% di raccolta differenziata, ma il riciclaggio è sotto il 30%. Non mi pare che si possa parlare di economia circolare efficiente».

La Corte dei Conti ha appena bocciato il piano rifiuti della Sicilia. Questo implica uno stop al programma?
«No, anzi. La Corte rileva giustamente i limiti che abbiamo individuato e superato con il documento inviato alla Commissione europea, che ricostruisce su una base territoriale omogenea (provincia) la raccolta e l’impiantistica necessaria per il riciclaggio e recupero di materia e il recupero energetico. Il referto della Corte avrà l’effetto positivo di accelerare le procedure già avviate per la realizzazione della rete dei Centri Comunali di Raccolta, delle sopracitate 9 piattaforme di selezione e recupero dei rifiuti urbani, di 5 impianti di riciclaggio e recupero di vetro, carta, metalli, plastica, rifiuti elettronici, legno, di due termovalorizzatori per il recupero energetico degli scarti delle lavorazioni dei rifiuti. Prevediamo la produzione di 350mila tonnellate di combustibile secondario end-of-waste da utilizzare nei cementifici, mentre la parte eccedente viene utilizzata nei termovalorizzatori per aumentarne il potere calorifero e ridurre le emissioni e l’intensità di carbonio, e circa 450mila tonnellate di frazione organica raffinata per l’impiego nei biodigestori e la produzione di biometano. Entro il 2029 il conferimento in discarica passerà da oltre 40% a 9%».