Guerra
Libano, uccisi tre soldati Unifil. Il conflitto che Beirut non può gestire
La guerra all’Iran, per Israele, è la base di tutto. Ma insieme a quello iraniano, c’è un altro fronte in fiamme: quello del Libano. La guerra tra Hezbollah e l’Idf prosegue senza sosta, tra i villaggi e le zone montuose del sud del Paese dei cedri.
E in questi giorni, a essere investita dalla guerra è stata anche Unifil, la forza delle Nazioni Unite, che piange i suoi primi caduti. Ieri, due caschi blu sono stati tragicamente uccisi a Bani Hayyan dopo che un’esplosione “di origine sconosciuta” ha distrutto il loro veicolo. Altri due sono rimasti feriti. E il giorno precedente era stato ucciso un altro militare, un soldato indonesiano morto per “fuochi di artiglieria indiretti”. Un’uccisone condannata “fermamente” dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, mentre Giakarta ha chiesto indagini trasparenti e rapide per accertare la responsabilità dell’accaduto. E mentre la comunità internazionale prova a fermare l’incendio, il conflitto tra Israele e Hezbollah non sembra destinato a interrompersi nel breve termine.
Il conflitto che Beirut non può gestire
Il premier Benjamin Netanyahu ha chiarito che l’operazione andrà avanti per estendere la “zona di sicurezza”. Le forze di Israele spingono da sud verso il fiume Litani, che il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha detto che dovrà diventare “la nuova linea di demarcazione”. In sostanza, il nuovo confine. E il Libano è ormai intrappolato in un conflitto che Beirut non può gestire, con un’opinione pubblica stanca dalla guerra, ferita dall’invasione ma ormai anche avversa (in parte) a Hezbollah. Il ministero della Salute libanese ha aggiornato il numero dei morti, oltre 1200. I feriti sono circa 3700. Gli sfollati sono oltre un milione, dispersi tra la capitale e il nord del Paese. Ieri, il presidente Joseph Aoun ha avvertito che “ogni mano che minaccia la pace civile verrà recisa” e che “i servizi di sicurezza stanno adottando misure ferme per prevenire qualsiasi violazione della sicurezza attraverso arresti e confisca di armi”. Per il capo dello Stato, “nessuno in Libano desidera lo scoppio di una guerra civile” e ha puntato il dito contro Israele per “le gravi violazioni” commesse in particolare nel sud. Aoun ha aperto ancora una volta alla necessità di colloqui con lo Stato ebraico.
Ma le parole del ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, sono state nette. E confermano come il conflitto sul fronte nord sia direttamente collegato a ciò che avviene a Teheran. Sa’ar ha ricordato che l’ambasciatore iraniano in Libano, Mohammad Reza Raeuf Sheibani, è stato definito “persona non grata” nel Paese dei cedri e che ieri doveva essere ufficialmente espulso. “Sorseggia il suo caffè a Beirut deridendo il ‘paese’ ospitante”, ha scritto il ministro su X, “anche i ministri di Hezbollah continuano a ricoprire incarichi nel governo”. Il Libano, ha continuato Sa’ar, “è uno stato virtuale che, di fatto, è occupato dall’Iran”, che ieri ha risposto al ministro dicendo che l’ambasciatore rimarrà in Libano.
Razzi a nord di Israele
E per il capo della diplomazia israeliana, Beirut dovrà prendere decisioni forti contro Hezbollah, che continua a lanciare razzi contro il nord dello Stato ebraico, 5mila dall’inizio di marzo. Gli aerei dell’Idf hanno ripreso a bombardare Beirut e altre città e villaggi. Tuttavia, la guerra a nord si sta dimostrando una delle più complesse per i comandi israeliani (ieri è stato ucciso il sesto soldato). La pressione internazionale su Netanyahu è in aumento. E anche la Commissione europea ha chiesto a Israele di “cessare le operazioni militari”.
© Riproduzione riservata






