L’inchino a Francesca Albanese: Pd, M5S e Avs stendono il tappeto alla relatrice Onu che prepara la discesa in politica

La Relatrice speciale ONU per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese nella sala stampa della Camera dei deputati in occasione della presentazione del nuovo Rapporto su Gaza dal titolo “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, Roma, Martedì 3 Febbraio 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) UN Special Rapporteur for the Occupied Palestinian Territories Francesca Albanese in the press room of the Chamber of deputies during the presentation of the new Report on Gaza entitled "Genocide in Gaza: a collective crime”, Rome, Tuesday February 3, 2026 (Photo by Roberto Monaldo /LaPresse)

Come il lupo nella favola, Francesca Albanese entra in sala stampa con i paramenti da sacerdotessa. Montecitorio val bene una “messa”: la presentazione del report “Genocidio di Gaza, un crimine collettivo”. Intorno a lei, ieri, tutti inchini e salamelecchi, si stringono i “partner in crime”, altro che cappuccetti rossi. Una bella compagnia: i deputati del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, Dario Carotenuto e Carmela Auriemma, il senatore di Avs Peppe De Cristofaro e il deputato del Pd Arturo Scotto.

Seduto in prima fila, tra gli ospiti, una vecchia conoscenza: l’avvocato Fausto Gianelli, legale di Abu Rawwa e Albustanji Riyad Jaber, arrestati assieme a Mohammad Hannoun. Con un’accusa pesantissima: essere la cellula italiana di Hamas. La padrona di casa, la pentastellata Ascari (che in passato portò a Montecitorio anche Hannoun), si spella le mani: “È un onore ospitare alla Camera una voce libera e coraggiosa come quella di Francesca Albanese”. Poi la relatrice speciale prende il pulpito: “Quanto sta accadendo in Palestina è l’esito di un ordine mondiale coloniale, che consente la violazione del diritto”. Un filo nero che si definisce: “Armi, intelligence e addestramento congiunto hanno aumentato la macchina genocidaria. E l’Italia è partner del programma F-35, chiave per i bombardamenti su Gaza”. C’è un’unica soluzione, spiega con aria concentrata la sacerdotessa: “Sospendere i legami commerciali con Israele e perseguire le responsabilità individuali dell’occupazione”. Cartellino rosso in arrivo: “Non farlo significa essere complici. Mi auguro che dalle rovine di Gaza possa nascere un nuovo multilateralismo e che l’Italia scelga da che parte stare”.

La relatrice non si fa mancare un’incursione nella cronaca: “Le leggi che strumentalizzano la lotta necessaria contro l’antisemitismo minano le fondamenta dell’ordine democratico e della libertà di espressione”. Vade retro Graziano Delrio. Infine una dovuta precisazione: “Dopo le sanzioni Usa, non ho mai avuto nessun incontro con il governo italiano”. Un assist per il dem Arturo Scotto, già intrepido marinaio sulla Flotilla: “Può un governo di patrioti accettare che una sua cittadina non venga trattata allo stesso modo di altri e possa subire sanzioni individuali che ledono i suoi diritti?”.

Fuori dalla sala stampa, stavolta, nessuno intona “Bella Ciao”, non c’è aria di occupazione per impedire il “sopruso”: il campo largo applaude soddisfatto della funzione. Si indigna il segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin: “Invece che straparlare di genocidio, i miei colleghi vengano qui, nel kibbutz Kfar Aza, che la mattina del 7 ottobre 2023 fu assalito da diverse ondate di terroristi di Hamas”. Dice la deputata di Fratelli d’Italia, Cristina Almici: “È l’ennesima prova della doppia morale di sinistra e Movimento 5 Stelle, che utilizzano Montecitorio a seconda della convenienza politica. Con l’Albanese umiliano il Parlamento”. Insomma, più che un report, un’investitura. La candidatura è cosa fatta, il lupo è sugli scranni di Montecitorio.