I Paesi Bassi hanno deciso di ridurre la condivisione di alcune informazioni sensibili con gli Stati Uniti. Non è una rottura, ma un segnale. Un segnale che arriva nel momento in cui la guerra in Ucraina ha trasformato la cooperazione d’intelligence in una dimensione strutturale dell’Alleanza occidentale.
Dall’inizio dell’invasione russa, i servizi europei hanno intensificato il coordinamento, creando reti operative più integrate, con flussi continui di dati su disinformazione, cyber-attacchi e logistica militare. Oggi, però, la necessità di proteggere anche i propri interessi industriali e tecnologici spinge alcuni Paesi — come l’Olanda, hub dei semiconduttori e delle tecnologie duali — a un uso più selettivo dell’informazione condivisa. Non si tratta di sfiducia verso Washington. Semmai del riconoscimento che l’intelligence non è più solo difesa, ma anche leva economica. I confini tra sicurezza e competitività tecnologica sono diventati labili: chi controlla il dato controlla la produzione, le filiere, i flussi energetici, i mercati. E in un mondo dove la guerra economica è quotidiana, proteggere il sapere strategico nazionale significa anche non disperderlo.
La percezione di un’imprevedibilità americana ha spinto alcune cancellerie europee a chiedersi come garantire stabilità a lungo termine. Non in alternativa alla NATO, ma dentro un equilibrio più maturo, in cui l’Europa possa contare su una propria autonomia informativa. E forse anche sul piano industriale e tecnologico, gli alleati europei iniziano a comprendere che è tempo di superare una competizione interna che li ha resi, per troppo tempo, avversari — non nemici, ma concorrenti — nei settori strategici della difesa e dello spazio. La condivisione della conoscenza e delle capacità può diventare una nuova forma di deterrenza, economica e politica insieme.
L’Italia, che ha una tradizione di intelligence solida e capace di dialogare con i partner, e una storica competenza nell’industria strategica della difesa e dello spazio, può giocare qui un ruolo decisivo: ponte naturale tra dimensione euro-atlantica e costruzione di una sicurezza europea più integrata. Il tema vero non è condividere di meno, ma condividere meglio. Perché la fiducia, nell’intelligence come nella politica, non è un atto ideologico: è un esercizio continuo di equilibrio e responsabilità.
