L’Iran ha il suo nuovo Khamenei. Il profilo di Mojtaba e il segno di continuità mentre Teheran attacca ancora i Paesi vicini

Policemen stand on top of their car with pictures of the late Iranian Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, right and left, and his son Ayatollah Mojtaba Khamenei, the successor to him, center, during a rally to support him in Tehran, Iran, Monday, March 9, 2026. (AP Photo/Vahid Salemi) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Mojtaba Khamenei, cinquantaseienne secondogenito del defunto dittatore iraniano e stretto alleato delle Guardie rivoluzionarie, è stato nominato Guida suprema. L’Assemblea degli esperti lo ha eletto con una maggioranza schiacciante. Il nome di Khamenei continuerà a essere quello di leader della Repubblica islamica. Mojtaba era emerso circa vent’anni fa, sotto la presidenza Ahmadinejad. È un religioso che ha a lungo operato dietro le quinte dell’establishment politico iraniano e ha intessuto stretti legami con il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Sebbene non abbia mai ricoperto un incarico governativo ufficiale, è stato per anni considerato una figura potente nella cerchia ristretta del padre ed era già riconosciuto come un potenziale successore.

L’Iran ha il suo nuovo Khamenei. Il profilo di Mojtaba e il segno di continuità

La nuova Guida suprema non rappresenterà una “transizione”, ma una continuità. Il regime vuole così dimostrare di non essere stato scalfito dalla decapitazione e dall’eliminazione di Khamenei anzi, che è ancora più unito attorno agli apparati, fino a sfiorare una logica dinastica. Ciò significa maggior peso per gli intransigenti guardiani della rivoluzione che lo hanno sostenuto con forza. Trump ha avvertito Teheran: “Il leader iraniano deve essere approvato dalla Casa Bianca, altrimenti non durerà. Vogliamo essere sicuri di non dover tornare qui ogni 10 anni quando non ci sarà un presidente come me al potere per farlo”, ha detto il capo statunitense alla ABC News.

Secondo la strategia trumpiana, la Repubblica islamica per sopravvivere dovrà allinearsi all’asse americano e israeliano, altrimenti sarà destinata all’estinzione. La fine definitiva dell’influenza iraniana nella regione rappresenterà un duro colpo per i due maggiori nemici dell’Occidente, la Russia e la Cina, che perderebbero definitivamente la lotta per il dominio nella regione mediorientale. L’Iran smetterebbe di vendere droni a Mosca e di fornire petrolio a basso costo a Pechino. Anche la Corea del Nord subirebbe il colpo, perché sarebbe costretta a rinunciare a una consistente fetta di mercato rappresentata dalla fornitura dell’arsenale balistico che l’Iran usa per le sue guerre e per minacciare il mondo.

La Repubblica islamica sa che è destinata a perdere la guerra con gli Usa e Israele e punta a vincere quella interna contro la sua popolazione. L’intelligence israeliana ha scoperto nei sotterranei della capitale 5 km di tunnel sotto scuole e centri medici. La Repubblica islamica iraniana impiega la strategia degli “scudi umani” come ha fatto Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano e Siria. I basij controllano capillarmente i quartieri delle città iraniane. La Repubblica islamica in Iran ha preparato da tempo il suo piano per non perdere la guerra interna, cioè per non perdere il potere e sta adottando la stessa strategia di Hamas a Gaza costruendo “scudi umani”, trasformando scuole e ospedali in basi dei Pasdaran, come era accaduto per la scuola di Minab, dove hanno perso la vita circa 70 giovani studentesse. L’Iran sta continuando i suoi attacchi di rappresaglia nei paesi limitrofi del Golfo Persico. Ha colpito l’impianto petrolifero di Al Ma’ameer in Bahrein, provocando un incendio e danni materiali. Poco dopo, la società statale Bapco Energies ha dichiarato la forza maggiore – un provvedimento legale che consente a un’azienda di sospendere gli obblighi contrattuali in circostanze straordinarie – sulle attività del suo gruppo.

Teheran attacca ancora i Paesi vicini

Intanto un altro missile balistico iraniano è entrato nello spazio aereo turco ed è stato neutralizzato dalla difesa aerea e missilistica della NATO schierata nel Mediterraneo orientale, stando a quanto annunciato dal Ministero della Difesa Nazionale della Turchia. Ankara aveva trascorso mesi cercando di impedire la guerra, non per solidarietà ideologica con il regime iraniano, ma per il semplice fatto che non vuole essere coinvolta in alcun conflitto regionale, perché teme di subirne direttamente le ricadute negative sia sotto l’aspetto economico-commerciale, sia per il rischio di una nuova massiccia ondata di rifugiati dall’Iran e per la stessa stabilità interna.