L’Ordine dei giornalisti – un ente di derivazione fascista che non ha omologhi in nessun paese democratico – raccoglie fondi “per i giornalisti di Gaza e le loro famiglie”. I fondi sono inviati al Sindacato dei Giornalisti Palestinesi (PJS). Il Sindacato Giornalisti Palestinesi non ha mai condannato la documentata presenza, tra i “professionisti” che tutela, di soggetti documentatamente implicati in attività terroristiche o di apologia dei massacri del 7 ottobre.

Si discute di “giornalisti” operativi di Hamas e di altre sigle terroristiche palestinesi, o autori di propaganda terroristica, o carcerieri degli ostaggi israeliani. Né il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi,l’Ordine dei giornalisti italiani che lo finanzia, hanno mai pronunciato anche solo una parola di riprovazione a proposito dei “giornalisti” che ringraziavano dio mentre scortavano le belve del Sabato Nero, o pubblicavano sui social messaggi di celebrazione delle uccisioni e dei rapimenti in corso. Intanto l’Ordine dei giornalisti apre procedimenti disciplinari contro propri iscritti (non solo ebrei, ma perlopiù ebrei) che si permettono di dubitare dell’obiettività dei “giornalisti” di Gaza o dell’affidabilità di personaggi pubblici che ne prendono indiscriminatamente le difese.

Accade che questi procedimenti siano avviati da Consigli di disciplina presieduti da personaggi – come Daniele Mastrogiacomo, presidente del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio – che sui propri profili social celebrano “colleghi” come Mohammed Salama, embedded durante il pogrom del 7 ottobre ed entusiasta reporter dei festeggiamenti in occasione della consegna in due bare nere di Ariel e Kfir Bibas, rapiti e strangolati da Hamas. Nel frattempo l’Ordine dei giornalisti rimane inerte davanti al comportamento di colleghi che quotidianamente diffondono notizie false sulla guerra di Gaza, contro documentazioni inoppugnabili negano le violenze di genere avvenute il 7 ottobre e negano che siano stati bruciati i bambini israeliani, pubblicano reiteratamente video contraffatti, diffondono sistematicamente statistiche non verificate e infine propalano o, da direttori responsabili, lasciano che siano propalate, vergognose retoriche di stampo antisemita.

Quando questi casi vengono sottoposti agli Ordini competenti per una valutazione di appropriatezza deontologica, il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti – in modo del tutto irrituale, e facendo un uso autocratico-conventicolare del proprio potere – emette dichiarazioni pubbliche di condanna affermando che si tratta di “intimidazioni”, fatte contro colleghi colpevoli “di avere svolto il proprio dovere” e per “mettere a tacere voci sgradite”. Come se la violazione dei doveri deontologici dei giornalisti potesse essere valutata al di fuori di qualsiasi procedimento, in base alle proclamazioni tribunizie e alle assoluzioni preventive di chi presiede la corporazione.
C’è da stare freschi se è questo sistema a vigilare sulla correttezza dell’informazione giornalistica.