Con 382 voti favorevoli, 249 contrari e 13 astensioni, è passato al Parlamento europeo il pacchetto Omnibus I, proposta legislativa con l’obiettivo di alleggerire burocrazia e oneri legati alla sostenibilità ambientale per le imprese. Si tratta di un passo importante che ridimensionerà, in chiave più pragmatica, il Green Deal.

Dopo anni di politiche Ue ideologiche, che anziché guidare il sistema europeo verso una transizione e dei benefici hanno imposto standard irraggiungibili e parametri stringenti, la parola d’ordine oggi è semplificazione. Perché sì, la sostenibilità ambientale è fondamentale, ma nel vedere le scelte degli ultimi anni il dubbio che si sia voluta imporre in Europa una radicale rivoluzione è più che mai fondato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: intere filiere produttive europee, nell’inseguire le richieste del Green Deal, sono state smantellate mentre altri concorrenti, in primis la Cina, hanno continuato a usare fonti altamente inquinanti e così imporsi su scala globale.

Rimettere in discussione l’architettura stessa del Green Deal”, usando le parole del Presidente Meloni, è la via. Il voto sull’Omnibus I è un evidente turning point: a Bruxelles l’ala destra ha votato unita. È la prima volta che la destra europea si fa compatta, e non è casuale che sia proprio su un tema come quello delle politiche green. Ppe, Ecr, Patrioti ed Europa delle nazioni sovrane (con qualche decina di battitori liberi a sinistra) hanno dato un segnale netto: c’è una forte volontà politica di liberare l’Europa da quei lacci e lacciuoli che ne rallentano lo sviluppo. Un mese fa, la lettera firmata dal Presidente Meloni, assieme ad altri leader europei, indirizzata alla Presidente von der Leyen tracciava proprio delle linee guida sulla semplificazione. È tra gli impegni dell’Italia quello di essere in prima fila nel ridefinire il paradigma europeo sulla competitività. Nella lettera si chiede, infatti, di snellire il quadro regolatorio dell’Unione, favorendo piena e semplice applicazione del principio di sussidiarietà.

Quali conclusioni trarre, quindi, da questo cambio di passo al Parlamento europeo? Sicuramente siamo davanti ad un primo tentativo di cancellazione della regolamentazione “non necessaria” che da decenni comprime il tessuto imprenditoriale dell’Unione. È un successo per chiunque creda che scuotere il sistema dall’inerzia burocratica sia condicio sine qua non per un’economia più solida e competitiva.
Il voto a Bruxelles è, inoltre, la dimostrazione che un’altra politica – distante da utopie e gabbie ideologiche – non solo è possibile ma è anche praticabile. Il nuovo asse creatosi rappresenta un approccio più pragmatico e risoluto, che oggi trova unità nella semplificazione ma che, in futuro, può divenire la giusta formula per un’Europa protagonista e più incisiva.

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Classe 1998, nata sotto il segno del cancro. Veneta, al momento a Roma. Seguo la politica estera e le cronache parlamentari. Tennista a tempo perso, colleziono dischi in vinile e li ascolto rigorosamente davanti a un calice di rosso. Kierkegaard e Nozick due grandi maestri.