L’UE si adegui alla cultura della deterrenza o sarà sempre dipendente dagli alleati

Preoccupa il grado di assenza ed estraneità dell’Europa dal panorama che sta ridisegnando gli equilibri mondiali. Lo testimonia la sorpresa con cui reagiamo agli eventi: come se il conflitto fosse sempre altrove, mai davvero parte del nostro destino. Le guerre di oggi non assomigliano a quelle di ieri. Sono guerre “tecnologiche”, combattute con droni guidati a distanza, con una precisione chirurgica che promette interventi mirati. Non possiamo ignorare la natura dei regimi coinvolti. Le tirannie reprimono, incarcerano, eliminano oppositori e civili senza scrupoli. Il mondo è sempre più regolato dalla forza.

Il progetto europeo nasceva dall’idea che commercio, diritto, cultura e interdipendenza potessero sostituire la legge del più forte. Oggi, invece, a contare sembra essere proprio la legge del più forte: capacità militare, deterrenza nucleare, superiorità tecnologica, volontà di potenza. Risorse sulle quali l’Europa appare fragile, divisa, spesso dipendente da alleati più determinati. La sovranità nazionale, senza un’adeguata protezione, rischia di ridursi a simulacro. E la sovranità europea, evocata ma incompiuta, fatica a tradursi in strategia comune. Gli Stati Uniti agiscono secondo le proprie priorità, la Russia e la Cina secondo le loro ambizioni. Nel Mediterraneo allargato e in Medio Oriente si intrecciano interessi energetici, rivalità religiose, equilibri nucleari. Pensare che tutto ciò non ci riguardi è un’illusione pericolosa. Non sappiamo quale sarà l’esito delle guerre in corso. Non sappiamo se prevarrà la logica della deterrenza o quella dell’escalation. Non sappiamo se i conflitti resteranno regionali o si allargheranno, trascinando potenze e alleanze in un vortice più ampio. Sappiamo però che ogni destabilizzazione prolungata produce effetti anche per noi: crisi energetiche, flussi migratori, polarizzazioni politiche, minacce terroristiche.

L’Europa è davanti a un bivio. Può continuare a confidare che la sua vocazione civile basti a proteggerla, oppure può decidere di colmare il divario tra princìpi e realtà. Non si tratta di rinnegare la propria identità pacifista, ma di riconoscere che senza credibile capacità di difesa anche i valori più nobili restano esposti. Il futuro potrebbe riservarci dipendenza e subordinazione se non sapremo dotarci degli strumenti adeguati. Non per inseguire la logica della forza, ma per non esserne vittime. La sfida è costruire una potenza europea che sia coerente con i propri princìpi: capace di deterrenza ma ancorata al diritto; tecnologicamente avanzata ma politicamente responsabile; unita nelle decisioni fondamentali. La storia non aspetta. E non concede molto tempo a chi indugia. Se l’Europa vuole continuare a essere un soggetto della politica mondiale, e non il suo oggetto, deve scegliere. Alla svelta.