La Legge di Bilancio affronta un passaggio decisivo: la selezione dei 414 emendamenti “segnalati”, 238 dei quali della maggioranza. È qui che si gioca la vera partita politica, perché tutto ciò che resta in vita ha un costo e necessita di coperture solide. Le forze della coalizione puntano su misure eterogenee: dagli affitti brevi alla rottamazione delle cartelle, passando per il sostegno alle forze dell’ordine e per gli incentivi per le microimprese. Ma a dominare la scena è soprattutto la questione della rivalutazione fiscale dell’oro da investimento, stimata come la principale fonte di gettito aggiuntivo della manovra.

La tassa sull’oro: gettito certo o scommessa rischiosa?

Il meccanismo proposto prevede che chi possiede oro da investimento al 1° gennaio 2026 possa “affrancarlo” pagando un’imposta sostitutiva del 12,5% o del 13%. L’obiettivo è far emergere patrimonio sommerso e generare tra 1,7 e 2 miliardi di euro. Numeri che fanno gola, soprattutto in una fase in cui il governo ha l’obbligo politico – oltre che contabile – di riportare l’Italia fuori dalla procedura per disavanzo eccessivo. Eppure le incognite restano enormi. Da un lato, la misura è un correttivo tardivo alla scelta del governo Meloni di quadruplicare l’imposizione sulle plusvalenze dell’oro, passata dal 6,5% al 26%. Dall’altro, non è affatto scontato che i detentori privati di oro – spesso prudenti, spesso restii ad esporsi – decidano davvero di aderire. Il rischio è di ottenere molte adesioni solo da chi è già intenzionato a vendere, generando un gettito inferiore alle attese. È il paradosso di ogni emersione: funziona se conviene ai contribuenti, ma in quel caso produce meno introiti per lo Stato.

Pensioni: la Lega sfida la linea del governo

Sul fronte previdenziale si apre un fronte politico ancora più rilevante. La Lega ha depositato un pacchetto di emendamenti che punta a bloccare l’aumento dell’età pensionabile previsto dalla Legge Fornero per il 2027-2028. La proposta è lontana dalla “mitigazione” disegnata dal Mef, che aveva già ridotto l’incremento a un mese nel 2027 e due nel 2028. Salvini invece chiede lo stop totale, finanziato con un raddoppio dell’aumento dell’Irap sulle banche. La mossa ha una chiara valenza politica: tenere viva la bandiera identitaria del superamento della Fornero. Ma mette in tensione l’accordo con il settore finanziario raggiunto dal governo poche settimane fa. E soprattutto solleva un interrogativo di sostenibilità: ogni mese in più di anticipo pensionistico costa miliardi, denaro che oggi semplicemente non c’è. A ciò si aggiunge la richiesta bipartisan di prorogare Quota 103 e Opzione donna, segno che il Parlamento spinge verso più flessibilità mentre l’esecutivo continua a predicare prudenza.

Il condono edilizio riapre vecchie ferite

Fratelli d’Italia rilancia la riapertura della sanatoria edilizia del 2003, una ferita ancora aperta soprattutto in Campania. L’articolo 32 del decreto 269/2003 prevedeva condoni limitati, consentiti solo quando l’abuso era formale e non sostanziale. La Regione guidata da Bassolino, all’epoca, ne bloccò l’applicazione, generando un conflitto finito davanti alla Corte costituzionale. Le sentenze del 2004 stabilirono che il condono era legittimo, ma che le Regioni potevano modularlo: quando arrivò la decisione, però, i termini erano già scaduti e migliaia di famiglie, soprattutto campane, si ritrovarono in un limbo amministrativo da cui non sono mai uscite. L’emendamento odierno punta a riaprire quei procedimenti. Ma significa rimettere sul tavolo un tema politicamente esplosivo: la linea tra sanatoria “tecnica”, pensata per sanare irregolarità minori, e nuovo condono politico, sempre difficilmente digeribile per chi crede in un ordinamento urbanistico moderno, sostenibile e rispettoso del territorio.

La linea di fondo: serve coraggio riformatore, non scorciatoie

Tassa sull’oro, pensioni e condono edilizio sono tre temi apparentemente distanti, ma in realtà raccontano la stessa tensione: il bisogno di trovare coperture rapide e il tentativo di accontentare segmenti sociali strategici. È la politica del “pochi, maledetti e subito” che continua a sostituire quella delle riforme strutturali. Se la maggioranza vuole davvero presentarsi come credibile in Europa, liberale nello spirito e riformista nei fatti, la strada non può essere quella di pensionamenti facili o gettiti incerti mascherati da operazioni straordinarie. Serve una manovra che investa in crescita, lavoro femminile, innovazione e semplificazione. Solo così l’Italia potrà tornare a programmare anziché inseguire emergenze fiscali travestite da opportunità.

Riccardo Renzi

Autore