Meloni chiama Schlein: “Ci aggiorniamo sull’Iran”. Conte snobba il tavolo

Elly Schlein e Giuseppe Conte assistono all’ Assemblea Naionale della CNA — Roma—Italia —Giovedì 04 Dicembre 2025 - Politica - (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) Elly Schlein e Giuseppe Conte at CNA National Assembly — Rome—Italy —Thursday December 4, 2025 - Politics - (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)

Il campo largo si comporta come i ragazzini che litigano per il pallone durante l’ora di educazione fisica. Giorgia Meloni lancia l’appello all’unità nazionale, si dice disponibile per un tavolo di confronto a Palazzo Chigi, invita le opposizioni a discutere delle mosse dell’Italia nel preoccupante quadro internazionale. Un invito serio, istituzionale, saggio. La guerra in Iran, d’altronde, ci riguarda da vicino e richiede compattezza. La risposta? Un coro di sarcasmo e teatrini in Aula. Con tanto di insulti alla presidente del Consiglio, a suon di «serva», «ridicola», «imbarazzante», «pericolo per l’umanità», «persona che striscia per non inciampare». Insomma, tentativi di sabotaggio contro gli interessi del Paese. «Questi sono stati i toni utilizzati da esponenti dell’opposizione, che mi sembrano ben lontani da un clima di confronto costruttivo», denuncia Meloni. La domanda sorge spontanea: il centrosinistra è davvero interessato ad avviare il confronto con il governo? La premier ribadisce la sua disponibilità, ma chiama in causa direttamente gli avversari: «Se l’opposizione ha cambiato idea e intende davvero collaborare nell’interesse dell’Italia, lo dica chiaramente invece di accampare pretesti o condizioni».

Meloni chiama Schlein: “Ci aggiorniamo sull’Iran”

Toni concilianti, quelli di Meloni. A cui seguono però le immancabili polemiche di Elly Schlein. La segretaria del Partito democratico sostiene che Giorgia preferisce «usare la clava» per «venire in Aula ad attaccare le opposizioni». «Il mio numero ce l’ha, io l’ho chiamata diverse volte quando serviva», si affretta ad aggiungere. Dimostrando ancora una volta che il leader dell’opposizione non riesce a cogliere un appello senza buttarla in caciara. Ma in giornata Meloni, nonostante tutto, chiama Schlein. «Siamo rimasti d’accordo che ci aggiorneremo per le vie brevi ogni volta che fosse necessario in una situazione, quella che riguarda il conflitto in Medio Oriente, molto preoccupante anche in riferimento all’attacco che c’è stato alla nostra base a Erbil», fa sapere Elly.

Conte snobba il tavolo

Giuseppe Conte si appiglia alla retorica: secondo il presidente del Movimento 5 Stelle, «il tavolo, quello più istituzionale, più trasparente, è al Parlamento e già c’è». L’ex avvocato del popolo, dall’alto del suo pulpito, dubita della sincerità di Meloni: «Passerelle a Chigi, finte passerelle, ne abbiamo già fatte quando c’è stato il salario minimo. Abbiamo visto com’è andata…». Più sfumata la posizione di Riccardo Magi, segretario di +Europa: da un lato accusa la presidente del Consiglio di aver usato «il solito tono da scazzottata da bar», mandando in onda «uno spettacolino trash in cui se l’è presa un po’ con tutti, opposizioni, giudici e migranti»; dall’altro però si dice pronto a incontrarla «soprattutto alla luce di uno scenario internazionale così preoccupante».

Le parole di Calenda

Una lezione di responsabilità istituzionale al campo largo arriva da Carlo Calenda. In questi giorni c’è stato un profluvio di comunicati stampa di parlamentari progressisti che chiedevano a Meloni di venire in Aula per condividere le informazioni e le iniziative sulla crisi in Medio Oriente. «Ora ieri la premier ha offerto di aprire un tavolo a Chigi con le opposizioni. Mi sembra dovere e interesse di tutti accettare. Altrimenti anche le critiche che hanno un fondamento finiscono per sembrare pretestuose», fa notare il segretario di Azione. Che assicura la presenza al tavolo di consultazione e confronto «su fatti che superano l’interesse di una fazione e riguardano l’interesse nazionale». Sulla stessa linea Luigi Marattin, segretario del Partito Liberaldemocratico, che al Riformista annuncia: «Noi ci siamo, se ci invitano. Un partito che rifiuta un invito del governo a, quantomeno, parlare in tempi di crisi internazionale secondo me è un partito che ha una concezione un po’ distorta di politica e di bene comune».