Come in una partita a scacchi, per uscire dallo stallo, serve una mossa geniale, quella che spiazza l’avversario. È la sfida che impegna allo spasimo i due concorrenti, che ora provano rispettivamente ad acquisire i favori della regina: Giorgia Meloni. I piani si intrecciano velocemente. Giuseppe Conte aveva mosso il “cavallo” saltando la fila: il M5S è interessato al dossier sulla legge elettorale. Lo spiega sornione il capogruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi: “Siamo da sempre per il proporzionale”. Poi il ragionamento si fa più interessante: “Se si deve indicare sul simbolo il nome del candidato premier è chiaro che questo tema va affrontato e capiremo il metodo”. Tradotto: Elly stavolta non ci sfugge.

Il cliché utilizzato innumerevoli volte: il Nazareno aveva già sparato a palle incatenate (“La vogliono cambiare perché sanno di perdere”), Via di Campo Marzio deve subito trovare il modo per distinguersi. Con un messaggio subliminale: la premier, se vuole cambiare qualcosa, deve trattare con l’avvocato di Volturara Appula. Nel giro di 24 ore, Elly Schlein riesce a districarsi: al Pd, come alle altre minoranze, arriva l’invito a partecipare ad Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, in passato cestinato senza incertezze. Stavolta la segretaria capisce di avere un’occasione: fa sapere di essere interessata solo se la presidente del Consiglio le concede l’onore di un confronto diretto. Da donna a donna, da leader del campo largo a leader della maggioranza. Scacco matto.

Lo sfidante pentastellato, a questo punto, ha una sola via di fuga: mettere in chiaro che non gradisce. Così organizza una chiacchierata informale con il Fatto Quotidiano: “Anche io l’anno scorso, quando ero stato invitato, avevo sondato la disponibilità della premier Meloni per un confronto diretto”. Poi la stoccata: “Quella disponibilità allora non mi venne data. Sono loro i padroni di casa, tocca a loro decidere se cambiare il format”. Freddi anche gli alleati di Avs. Commenta Nicola Fratoianni:Decideranno loro come fare i loro format, non mi devo esprimere io”. La capogruppo a Montecitorio Luana Zanella si esprime più chiaramente: “Se fossi Elly Schlein valuterei bene se andare dopo il plateale voltafaccia di Meloni sul consenso”.

Morale: i partiti della coalizione non sono pronti a concedere alla segretaria dem la leadership. IdemMeloni che con un post sui social invita sia Schlein che Conte ad un confronto a tre ad Atreju: “Leggo che Elly Schlein avrebbe finalmente accettato l’invito di Fratelli d’Italia a partecipare ad Atreju, ma solo in caso di un confronto diretto con me. Atreju è sempre stata una casa aperta al dialogo, anche con chi la pensa diversamente. Sono quindi pronta a confrontarmi con l’opposizione. Ma ritengo che al confronto debba partecipare anche Giuseppe Conte. Per due ragioni: la prima è che Giuseppe Conte, a differenza di Elly Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo. Lo ha fatto anche da Presidente del Consiglio. La seconda è che non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno. Da parte mia, quindi – conclude nel post -, sono disponibile a un confronto unico con entrambi”. Giuseppe Conte, che sogna la leadership del centrosinistra nonostante abbia la metà dei voti del Pd, può esultare: l’avanzamento della pedina del Nazareno è stato respinto. Insiste il capogruppo del Pd in Senato, Francesco Boccia:Io credo che un confronto tra le due leader sui problemi del Paese sarebbe il benvenuto. Mi auguro che Giorgia Meloni non scappi”. In serata la replica della segretaria dem a Piazzapulita su La7: “Meloni continua a scappare. Allora perché non invita sul palco anche Salvini e Tajani? È ridicolo”.

Mercoledì sera poi, parlando alla festa di “Libero”, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari aveva rimesso tutte le carte sul tavolo: premierato e riforma elettorale.La nostra idea è proporre una legge elettorale già adatta alla riforma del premierato. Un modello che di fatto ricalcherebbe il sistema che vige per sindaci o Regioni”, ha spiegato l’uomo forte di Palazzo Chigi. Un vero e proprio tris: Fratelli d’Italia conferma la volontà di inserire nella scheda il nome del candidato premier. Il presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Nazario Pagano, conferma il via libera di Forza Italia: “Va aggiornata, non è mai stata adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari e resta pensata per 945 eletti”.

La maggioranza ha un convitato di pietra: Matteo Salvini. Dalla Lega, almeno per ora, la strada è sbarrata. Usa l’ironia il vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone:La verità è semplice e imbarazzante: non vogliono cambiare la legge elettorale. Vogliono cambiare il risultato”. Rimischia i due piani l’emergente del Nazareno, Marco Furfaro:Meloni può anche passare le giornate a scriversi una legge elettorale su misura, nel frattempo accetti il confronto con Elly Schlein”. Lo stallo riprende terreno, in attesa della finalissima: il referendum di marzo sulla separazione delle carriere dei giudici. In primavera sarà definito anche il puzzle della legge elettorale. Poi l’ultimo atto, probabilmente in autunno. Lo specchio delle brame del campo largo: le primarie.