A Palazzo Chigi è arrivato il momento “Bluto”. Come nella scena cult di Animal House: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. Sottotitolo: “Non è mica finita qui”. Anzi. Aggiungono fonti della maggioranza: “Entriamo nei giorni decisivi, è questo il momento in cui gli italiani decidono. Tutto il resto sono squallide falsificazioni”.
Così è Giorgia Meloni a scendere in campo con un video che sfiora i 15 minuti: “Importante votare Sì. Le polemiche passano, le regole restano. E i giudici decidono su tantissime cose. Hanno un potere enorme. E a questo potere quasi mai corrisponde una responsabilità”. Un intervento a tutto campo, tra il tutorial e il discorso al caminetto, della serie “la mischia non mi fa paura”: “Decidete se volete lasciare le cose come sono, o se volete aiutarci a costruire una giustizia più equa, più indipendente, più efficiente”. Poi la spinta finale: “Il 22 e il 23 marzo scegliete voi, e io spero che scegliate il cambiamento, che scegliate di aiutarci a liberare la magistratura dalla politica, a renderla più autorevole, più meritocratica. Io spero che scegliate il Sì”.
Chi spera in un finale alla Renzi si metta l’anima in pace: “Consiglio di non cadere nella trappola. Usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma che è sacrosanta, ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No”. C’è solo una scadenza: “Gli italiani che vogliono mandarci a casa possono farlo tranquillamente fra un anno, ma oggi si vota sulla giustizia, non sulla politica”. Infine l’appello con il cuore in mano: “Il mio consiglio è di votare pensando a quello che è meglio per voi e per i vostri figli, non a quello che è meglio per il governo o per il singolo partito. Questa non è una riforma di destra o di sinistra, ma di puro buonsenso”. Il video diffuso da Palazzo Chigi è il primo atto. La presidente del Consiglio giovedì 12 sarà al Teatro Parenti di Milano (dalle ore 15) per un’iniziativa referendaria di Fratelli d’Italia. Un invito alla maggioranza silenziosa: “Il 22-23 marzo si schieri”.
Domenica era intervenuta anche l’altra donna forte che aleggia nel cielo della politica, Marina Berlusconi. In una lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica (il giornale che si distinse per una lunga campagna campale contro il padre), l’imprenditrice scrive: “La giustizia dovrebbe essere un patrimonio comune, non una logora bandiera identitaria da sventolare contro l’avversario politico”. E poi: “Io invocherei un po’ di sano buon senso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie”. Sia la presidente del Consiglio sia la figlia di Silvio Berlusconi puntellano lo stesso nodo nevralgico: “Stiamo sul merito, non è una consultazione tra partiti”. E soprattutto, non trasformiamolo nell’antipasto delle elezioni politiche che si svolgeranno nella primavera del 2027. Un tema che riprende anche l’uomo simbolo di Mani Pulite, ora impegnato per il Sì, Antonio Di Pietro: “Invito i cittadini ad andare a votare SÌ guardando al merito della riforma, non a chi l’ha proposta. Perché, lo ripeto, oggi la propone il centrodestra, ma anni fa proposte analoghe arrivavano dal centrosinistra”.
Il tallone d’Achille del campo largo: in prima linea e nelle retrovie c’è una sinistra che è rimasta fedele alla battaglia sulla separazione delle carriere. Lo spiega la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: “Molti miei compagni di partito la pensano come me”. Una lista di esponenti di primo piano: Augusto Barbera, Stefano Ceccanti, Paola Concia, Cesare Salvi, Claudio Petruccioli, Claudia Mancina, Raffaella Paita. Dice l’ex deputato dem Andrea Romano: “Io voterò Sì perché sono affezionato alla sinistra di Vassalli, che era un socialista, e anche a quella del PCI e del PDS. La sinistra ha sempre sostenuto che la separazione delle carriere fosse indispensabile con un codice accusatorio”.
Presa in controtempo dall’uno-due della premier, la sinistra del No tenta di riportare il conflitto sul campo da gioco della politica. Ci prova il leader pentastellato Giuseppe Conte: “Meloni sta politicizzando il referendum e sta dilagando da un punto di vista comunicativo”. L’avvocato di Volturara Appula rilancia anche sull’altro fronte caldo: “Faremo una nuova manifestazione, più forte e partecipata di quella dell’anno scorso contro il riarmo ai Fori Imperiali per chiedere scenari di pace”. Insomma, che guerra sia. Se Giorgia Meloni spinge, il campo largo improvvisa. Da Animal House ad Apocalypse Now: “Mi piace l’odore del napalm al mattino”.
