La cronaca dei fatti sembra uscita direttamente dalla penna di Gabriel García Márquez: “Cronaca di una morte annunciata”. A Niscemi tutto era già scritto, già previsto. Si chiama dissesto idrogeologico cronico. Dopo l’ultima frana del 1997 si sono succeduti anni di stato d’emergenza, proclami, carte, progetti. E cantieri mai partiti, nessun intervento risolutivo. Così oggi nessuno può davvero dirsi sorpreso. La terra ha fatto quello che annunciava da trent’anni: ha cominciato a franare (oltre 4 km interessati), divorando un pezzo alla volta la collina su cui poggia questa cittadina siciliana di 25 mila anime. Un cedimento progressivo, silenzioso, fino al disastro ancora in corso, che secondo l’Autorità di Bacino “è di circa 25 chilometri quadrati”.

Niscemi, peggio del Vajont

È una tragedia che supera persino quella del Vajont, certifica il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano. A Longarone, nel 1963, il movimento franoso fu di 263 milioni di metri cubi. A Niscemi, nel cuore della provincia di Caltanissetta, si è arrivati a 350 milioni. Tecnicamente, una volta e mezzo di più. E come sempre, dopo il disastro, arriva il ring del rimpallo delle responsabilità. Una consuetudine italica che in Sicilia ha una tradizione antica: va “impupato il pupo”. Il Comune chiama in causa Regione ed esecutivo, tutti se la prendono con il Comune, e le minoranze parlamentari attaccano la premier Giorgia Meloni e il governo.

Dall’Isola il battibecco si sposta a Montecitorio

Sul tavolo il primo stanziamento di 100 milioni annunciato dalla presidente del Consiglio dopo il suo sopralluogo in Sicilia di mercoledì. E una promessa: “Realizzeremo una storia completamente diversa”. Come dire, stavolta non ci faremo bloccare dalla burocrazia. La visita ottiene un effetto scontato, indispettisce il campo largo, che per tutta risposta alza il tiro: “Si dimetta il ministro Nello Musumeci”. Il ministro, d’altra parte, è il capro espiatorio perfetto: fu presidente della Regione Siciliana dal 2017 fino al 2022. Elly Schlein, che ha anticipato di 24 ore l’inquilina di Palazzo Chigi in Sicilia, ha prontamente sfoderato la soluzione: “Si dirottino le risorse per il ponte sullo Stretto agli interventi post-frane”. In pratica, due piccioni con una fava. Così dall’isola il battibecco si sposta a Montecitorio. A dare la carica il co-leader di Avs, Angelo Bonelli: “La prima e unica cosa che Musumeci deve fare è presentare immediatamente le dimissioni”.

Non solo: “Chiediamo un’informativa urgente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul disastro di Niscemi e sugli effetti del ciclone Harry”. Nel giro di pochi minuti la richiesta di informativa viene assecondata anche da M5S, Pd e Italia Viva, e viene concessa per il 4 febbraio. In aula interviene il dem Peppe Provenzano: “Il male della Sicilia è la cattiva politica, di cui quella destra al governo regionale incarna l’esempio più lampante”. Intanto il ministro, sotto torchio, prova a rassicurare: “Il denaro c’è. I soldi per il Ponte di Messina non servono”. Da Bruxelles conferma il vicepresidente esecutivo della Commissione, Raffaele Fitto:Gli strumenti che mettiamo a disposizione sono diversi, a partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea (FSUE)”.

A Roma invece è Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, a rintuzzare i colpi: “È necessario agire su due fronti, quello dell’emergenza e poi quello più a lungo termine”. Poi cambia registro: “Questa situazione non merita la speculazione politica e le divisioni che in questi casi servono solo ai singoli partiti, ma non servono ai cittadini”. Insieme alla frana, c’è un’altra voragine. La denuncia il vicepresidente di Italia Viva, Davide Faraone: “In Sicilia il Pnrr finanzia 46 progetti contro il dissesto idrogeologico (99 milioni di euro), ma Niscemi non c’è”. E dire che il sogno è a portata di mano. Si incarica di raccontarlo Michele De Pascale, governatore dell’Emilia-Romagna: “Sarebbe bello se domani il Parlamento all’unanimità votasse un ordine del giorno che impegni i governi ad aumentare in maniera molto significativa le risorse per la prevenzione”.