L'€conomista
Norme Ue stringenti e investimenti nel 5G, una sfida ostica per il comparto delle telco
Importanti per Difesa e sovranità tecnologica, le telecomunicazioni sono al centro del rafforzamento di tutela normativa imposto da Bruxelles, che si traduce in costi aggiuntivi per le imprese del settore
Le infrastrutture di telecomunicazione sono ormai assurte a veri e propri asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale, poiché su di esse poggia il funzionamento di apparati statali, forze armate, servizi di emergenza e, più in generale, della vita economica e sociale del Paese. Il loro ruolo non riguarda solo la connettività di base, ma anche l’interdipendenza con altri settori critici – energia, trasporti, finanza, sanità – che dipendono da reti resilienti per garantire continuità operativa e capacità di risposta alle crisi, inclusi attacchi cyber e minacce ibride.
In questo contesto, le telecomunicazioni diventano l’infrastruttura abilitante per strumenti avanzati di difesa e di sovranità digitale. La legislazione UE ha progressivamente tradotto questa centralità strategica in un quadro normativo più incisivo sulla sicurezza delle reti europee, a partire dalla direttiva NIS2, che estende l’ambito di applicazione della disciplina di cybersecurity e include esplicitamente le comunicazioni elettroniche e le infrastrutture digitali tra i servizi essenziali da proteggere. Ne derivano obblighi rafforzati di gestione del rischio, misure tecniche e organizzative avanzate, requisiti stringenti di incident reporting verso le autorità competenti, fino a forme di supervisione proattiva — anche tramite ispezioni e richieste periodiche di evidenze di conformità — e possibili audit indipendenti sulle misure di sicurezza adottate.
Parallelamente, la revisione del Cybersecurity Act (CSA2) mira a dotare la UE di strumenti più robusti per governare i rischi lungo l’intera catena di fornitura ICT (cioè, verso vendor e fornitori di tecnologia), anche attraverso schemi di certificazione e regole comuni sull’uso di componenti considerati ad alto rischio nelle reti mobili e fisse. Per gli operatori di telecomunicazioni, questo riconoscimento del ruolo strategico si traduce però in una responsabilità accresciuta nella salvaguardia della sicurezza nazionale e della resilienza sistemica comportante un aumento significativo di oneri regolamentari e di compliance, con nuovi costi che si innestano su un settore già esposto a forte pressione competitiva e a dinamiche di riduzione dei margini.
L’adeguamento a NIS2 e a CSA2 implica infatti investimenti progressivi in sicurezza delle reti, rafforzamento delle capacità interne di cyber risk management, presidio continuo della supply chain e talvolta la revisione delle architetture di rete e delle strategie di approvvigionamento. Va detto, tuttavia, che non si tratta di un processo straordinario, quanto di uno sviluppo naturale che si iscrive nel trend a cui sono sottoposte le utilities essenziali nell’attuale contesto geopolitico. Ad ogni modo, queste complessità emergono in modo particolarmente evidente nel caso italiano, dove il comparto mobile affronta la sfida di completare l’evoluzione verso il 5G standalone, con gli ingenti investimenti infrastrutturali che ne derivano.
In un mercato segnato da forte competizione sui prezzi ed erosione dei margini, assorbire nuovi costi regolatori e, al contempo, sostenere il prosieguo degli investimenti richiesti per reti 5G avanzate orientate a servizi industriali e applicazioni innovative risulta particolarmente impegnativo. In questo quadro, il dibattito in corso sulle modalità di rinnovo delle licenze 5G e sulla opportunità di modelli più prevedibili e meno puramente “cash‑driven” nelle politiche di assegnazione dello spettro, si colloca nella prospettiva di conciliare l’interesse pubblico alla sicurezza e alla modernizzazione delle reti con la sostenibilità economica del settore. In altre parole, l’elevazione delle telecomunicazioni ad asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale richiede un bilanciamento continuo tra ambizioni di sicurezza, esigenze d’investimento e tenuta industriale in un comparto che rimane essenziale per la capacità di un Paese di prevenire, assorbire e gestire crisi e conflitti.
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