Olimpiadi invernali e la diplomazia dei cinque cerchi. Ma lo sport non risolve i conflitti

La storia delle Olimpiadi moderne è, fin dalla visione di Pierre de Coubertin, una storia di diplomazia. Non la diplomazia dei trattati o delle cancellerie, ma quella sottile e potentissima che nasce dai simboli: la bandiera dai cinque cerchi, con i suoi colori che rappresentano insieme tutti i continenti del mondo; il giuramento olimpico; l’idea che lo sport, più di qualsiasi negoziato, possa creare legami anche dove i canali politici si bloccano. Oggi, mentre il pianeta attraversa nuove fratture, questa “diplomazia dei cinque cerchi” torna al centro della scena. E Milano-Cortina 2026 si prepara a essere non solo un grande evento sportivo, ma anche un laboratorio geopolitico.

La bandiera dai cinque cerchi – simbolo di universalità e di incontro tra popoli – diventa un’immagine concreta di ciò che spesso manca sulla scena diplomatica: uno spazio comune, riconosciuto e rispettato da tutti. Lo sport non cancella i conflitti, ma può creare ponti dove la politica fatica. L’Italia, anche grazie alla vetrina globale dei Giochi del 2026, sta investendo in questa dimensione con crescente consapevolezza. È anche per questo che il ministro Antonio Tajani ha più volte definito lo sport un asset di dialogo, una piattaforma capace di avvicinare persino attori che sul piano politico restano lontani.

La Farnesina ha, inoltre, aggiunto la diplomazia sportiva al ventaglio di strumenti di promozione strategica dell’Italia posti al servizio della diplomazia per la crescita. L’obiettivo è favorire la proiezione all’estero delle eccellenze sportive italiane, l’internazionalizzazione dello sport italiano e delle sue filiere, direttamente o indirettamente collegate, attraverso la collaborazione degli enti sportivi da un lato e in sinergia con l’Agenzia Ice e le associazioni di categoria. Una visione che non rinuncia ai principi fondativi dell’olimpismo: inclusione, rispetto, cooperazione.

La diplomazia dei cinque cerchi non risolve i conflitti, ma crea le condizioni perché si possa almeno iniziare a parlarne. Milano-Cortina sarà dunque chiamata a offrire, per qualche settimana, un luogo dove il mondo possa ritrovarsi nonostante tutto. Se i Giochi del 2026 sapranno incarnare questo spirito, potranno contribuire a rilanciare un messaggio che appartiene tanto alle radici dell’olimpismo quanto alla tradizione della diplomazia italiana: la pace non è un risultato, è un percorso. E lo sport, talvolta, è il primo passo per intraprenderlo insieme.