«Everything is political», direbbero i britannici. È il caso delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Gli atleti infatti non sfileranno «dal vivo» nell’Arena di Verona e non porteranno le bandiere dei Paesi di appartenenza. Il boicottaggio della cerimonia di apertura dei giochi in programma domani all’anfiteatro scaligero, è conseguente alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di ammettere gli atleti russi e bielorussi ai Giochi.
Paralimpiadi Milano Cortina 2026: niente portabandiera dopo le polemiche su russi e bielorussi.
La decisione ha scatenato una reazione a catena partita da Kyiv e finita in Germania. Tra i Paesi che hanno aderito al boicottaggio per l’ammissione di Russia e Bielorussia ci sono: Ucraina, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Estonia, Lettonia, Polonia, Finlandia Canada e Germania. La Federazione tedesca per gli sport disabili ha ritenuto doveroso disertare la cerimonia annunciando però la presenza dei suoi atleti all’inaugurazione, solo in video. Un messaggio chiaro, quello dei Paesi europei, che va oltre il mondo sportivo e approda a quello politico. La Russia e “i suoi amici” non sono i benvenuti in Europa fintanto che non cesseranno le ostilità nei confronti dell’Ucraina. Il Comitato Paralimpico Internazionale ha deciso di cancellare la sfilata degli atleti portabandiera in Arena ufficialmente per motivi logistici: «A causa della lontananza dai campi delle gare in programma». A onor del vero le gare sono iniziate già ieri a Cortina d’Ampezzo e questa decisione ha più il sapore di un tentativo disperato di scongiurare un incidente diplomatico.
Tajani e Abodi contro il Comitato Paralimpico Internazionale
I portabandiera saranno sostituiti dai volontari della Fondazione Milano Cortina 2026, gli atleti, invece, appariranno solo sul grande schermo. Il Governo italiano aveva già chiarito molto bene la sua posizione: «Esprimiamo l’assoluta contrarietà rispetto alla decisione del Comitato Paralimpico Internazionale di ammettere alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 sei atleti russi e quattro atleti bielorussi con l’esibizione dei propri emblemi nazionali, inno compreso», avevano dichiarato Antonio Tajani, ministro degli Esteri e Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani.
Due pesi due misure
Il Comitato Olimpico Internazionale aveva preso una posizione netta contro tutti i messaggi a sfondo politico, tanto che numerosi atleti provenienti da Paesi «non graditi» gareggiavano con le effigi degli atleti neutrali. L’Ucraina – durante le Olimpiadi appena concluse – si è vista squalificare Vladyslav Heraskevych, il suo skeletonista che portava sul casco i volti dei suoi connazionali vittime del conflitto. Anche ad altri suoi connazionali è stato negato di indossare l’uniforme con la mappa completa del loro territorio. Il Comitato Paralimpico avrebbe dovuto agire usando lo stesso principio, ma così non è stato. Agli ucraini, infatti, è stata vietata la possibilità di lanciare un messaggio al mondo mentre sarebbe a russi e bielorussi di sfilare sarà (forse) concesso di sfilare con le loro bandiere. Un chiaro esempio di due pesi e due misure.
