Il Partito democratico, ad un passo dal Giorno della Memoria, si trova nuovamente diviso sul contrasto all’antisemitismo. I senatori riformisti, guidati da Graziano Delrio, hanno infatti annunciato di non firmare il ddl ufficiale del partito redatto dal collega Andrea Giorgis, preferendo mantenere il proprio testo specifico sull’antisemitismo. “È stata una discussione serena”, ha commentato Delrio al termine dell’assemblea dei senatori Pd a Palazzo Madama. “Le distanze rimangono: il mio ddl è specificamente sull’antisemitismo e adotta la definizione internazionale; l’altro si concentra sulle discriminazioni. Su temi come educazione, università e prevenzione, però, lavoreremo insieme con emendamenti”.
Il ddl Giorgis adotta un approccio più ampio, volto a prevenire e contrastare non solo l’antisemitismo ma anche altre forme di odio e discriminazione basate su razza, religione, etnia o nazionalità. Il testo, secondo quanto riportato all’articolo 1, rispetta la Costituzione e gli obblighi internazionali dell’Italia, ma non include né la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance, né la Dichiarazione di Gerusalemme, entrambe presenti invece nel ddl Delrio. L’articolo 2 del provvedimento precisa che “sono considerati atti ed espressioni d’odio e di discriminazione gli atti e le espressioni di pregiudizio, ostilità o violenza contro le persone in quanto appartenenti a una determinata confessione religiosa, etnia, nazionalità o popolo, nonché gli atti fondati sull’attribuzione di caratteristiche riferite alla costruzione sociale, culturale e politica designata dal termine razza”. Il testo è stato sottoscritto da 30 senatori dem. All’appello mancano le firme di Graziano Delrio, Sandra Zampa, Walter Verini, Filippo Sensi, Simona Malpezzi e quella del senatore “autonomo” Pier Ferdinando Casini.
Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, ha difeso il ddl Giorgis come un testo moderno e costituzionalmente consapevole, frutto di un ampio coinvolgimento di comunità culturali e intellettuali. “La lotta all’antisemitismo è un banco di prova della qualità democratica di uno Stato”, ha dichiarato. “L’antisemitismo ha attraversato la storia europea come costante, e in Italia ha conosciuto una tragica responsabilità istituzionale con le leggi razziali del fascismo. La Repubblica non può limitarsi alla condanna rituale: ha il dovere di prevenire, educare e intervenire”. Boccia ha sottolineato la distinzione tra critica politica a uno Stato e stigmatizzazione di un popolo o di una comunità, ribadendo che il ddl non legittima stereotipi o esclusioni.
Secondo Giorgis, l’obiettivo principale del suo testo è contrastare l’antisemitismo e tutte le forme di odio e discriminazione senza perdersi in dibattiti terminologici. “La definizione dell’Ihra è discussa tra studiosi ed è compito del Pd trasformare queste riflessioni in risposta legislativa concreta. Abbiamo adottato una definizione che integra i contributi della Commissione Segre, della Commissione europea e delle diverse dichiarazioni, inclusa quella di Gerusalemme, per dare un quadro chiaro di azioni ed espressioni da evitare”, ha spiegato.
Il dibattito interno al Pd non è passato inosservato alla controparte. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, ha criticato infatti la leadership del partito: “Il Pd dimostra di essere in ostaggio di una segreteria e di una componente estremista. Elly Schlein continua a prendere ordini dal segretario ombra Landini. Bene il coraggio dei riformisti a non aver firmato un compromesso a ribasso che indebolisce la lotta all’antisemitismo”.
Questo acceso dibattito, tra chi punta a un approccio specifico e chi privilegia un quadro più generale sulle discriminazioni, mette a nudo le fragilità dell’opposizione. A pochi giorni dal Giorno della Memoria, le tensioni rischiano di oscurare l’obiettivo principale: contrastare concretamente l’antisemitismo. Gli emendamenti e il lavoro di mediazione tra le due anime del partito saranno determinanti, ma resta chiaro che la battaglia legislativa si gioca tanto sulle parole quanto sulle scelte politiche, con il Pd impegnato a litigare mentre il tempo per affrontare l’odio reale scorre veloce.
