Come se gli ultimi giorni non fossero già stati densi di notizie, nella giornata di ieri si è tenuto a Parigi il vertice dei Volenterosi per discutere della guerra in Ucraina. La giornata è iniziata con un pranzo tra Zelensky, Macron e i due inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, rispettivamente inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente e genero del tycoon, seguita poi dagli incontri con Capi di Stato provenienti da oltre 30 Paesi.

Le bozze di accordo

Nelle ore precedenti agli incontri erano già circolati alcuni possibili punti di una bozza di accordo rispetto alle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina in caso di futuro attacco sul suo territorio a seguito dell’eventuale cessate il fuoco, con la previsione di “impegni vincolanti a sostenere l’Ucraina in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia al fine di ripristinare la pace”. Nel pomeriggio, poi, è emersa la notizia del piano congiunto UE-USA in 20 punti, comprensivo di modalità del cessate il fuoco, garanzie a lungo termine per il popolo ucraino ed un piano di sviluppo economico del Paese, oltre al monitoraggio del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti così come degli alleati europei, con gli USA che sarebbero disposti a sostenere una forza multinazionale in caso di attacco russo.

La figura di Macron rinforzata

Per gli Stati Uniti era prevista la presenza di Marco Rubio, il Segretario di Stato che, ovviamente, in questo momento è occupato con la questione venezuelana. È stata comunque rilevante la presenza degli inviati statunitensi a testimoniare un primo passo verso una unità d’intenti che potrebbe rivelarsi fondamentale per la stabilità e per la sicurezza del popolo ucraino, soprattutto se, come sembra, gli Stati Uniti finalmente decideranno di supportare la forza di peacekeeping che verrà impiegata dai Volenterosi. In particolare, gli incontri parigini rinforzano la figura di Macron come principale punto di riferimento europeo in termini di politica internazionale: anche solo simbolicamente, il fatto che gli emissari americani si spostino verso l’Europa, e non viceversa, rappresenta un elemento importante.

Il vertice di ieri, però, deve essere interpretato anche a seguito della nuova spinta statunitense verso l’annessione della Groenlandia. I leader europei (che pure si sono affrettati a lanciarsi in difesa dell’alleato danese), così come i rappresentanti americani, sanno che il migliore deterrente per garantire la sicurezza in Ucraina è la presenza di truppe americane sul territorio nel dopoguerra, e la presenza di due affaristi navigati come Witkoff e Kushner a Parigi indica anche questo: la continua ricerca dell’affare vantaggioso per gli Stati Uniti, indipendentemente da quale possa essere l’interesse collettivo.

La complessa triangolazione

Si delinea così una complessa triangolazione. Da un lato l’operazione venezuelana, che colpendo un alleato di Putin ha dimostrato l’incapacità del dittatore russo di essere un attore globale; dall’altro gli obiettivi sulla Groenlandia e la volontà di chiudere il conflitto ucraino. Questo intreccio potrebbe portare a un fine equilibrio tra dimostrazioni di forza (truppe NATO in Ucraina) e negoziazioni artiche. In questo scenario, le garanzie di sicurezza per Kyiv smettono di essere un debito morale dell’Occidente e diventano un servizio premium, il cui canone viene pagato con concessioni strategiche altrove, dall’Artico alle rotte commerciali.

Michele Luppi

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