Mentre a Milano e a Cortina i nostri atleti scrivono pagine di storia sportiva, altri preferiscono – nelle strade, nelle piazze e nelle stazioni del Paese – generare disagi e confusione. “Evidentemente c’è chi mira al caos generalizzato”, ha affermato il ministro degli Interni Matteo Piantedosi in merito a quanto accaduto nelle scorse ore.
L’allerta è alta dopo i sabotaggi su tre linee ferroviarie all’indomani della cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici Milano-Cortina 2026: ordigni rudimentali, cavi elettrici troncati e, ancora, una cabina elettrica in fiamme. Nessuno ha rivendicato tali atti, e non possono essere esclusi altri moventi, ma certo è che se è vero che tre indizi fanno una prova allora sì, siamo dinanzi ad azioni di vandalismo di inammissibile gravità che creano enormi disagi e non solo, danneggiano anche – in un momento così simbolico come le Olimpiadi – l’immagine dell’Italia. Sullo sfondo, il gruppo di hacker filorussi “Noname057(16)” ha preso di mira sul proprio canale Telegram il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Ad aggravare il tutto, poi, le violenze nei cortei. Non è bastata la violenza di Torino nel nome del centro sociale Askatasuna della scorsa settimana; tre giorni fa, a Milano, contro la polizia sono stati sparati ad altezza uomo pietre e fuochi d’artificio. Caschi, passamontagna, maschere antigas, un corteo di “delinquenti” – per usare le parole del presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che per protestare contro i Giochi e il modello di sviluppo che rappresentano hanno messo a ferro e fuoco l’intero quartiere di Corvetto. Meloni non ha nascosto (giustamente) la sua indignazione. “Migliaia e migliaia di italiani in queste ore lavorano perché tutto funzioni”, ma è un lavoro che rischia di essere vanificato perché “ci sono loro: i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano ‘contro le Olimpiadi’, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha affrontato di petto la questione: chi si comporta così “non lo fa contro il governo pro tempore” ma “contro lo Stato, la Repubblica, l’Italia. Tollerarlo significa indebolire l’Italia, non la Meloni”.
Si auspicano quindi parole di condanna e prese di posizione forti da parte di tutte le forze politiche. Eppure, dinanzi alla gravità di tali comportamenti, Piantedosi sostiene che “c’è chi cerca di minimizzarli”. Apriti cielo a sinistra. “A capo del Viminale o c’è un incapace o c’è un prefetto che vuole costruire una ‘strategia della tensione’ per coprire i fallimenti del governo sulla sicurezza dei cittadini e sulle politiche economiche e sociali”, ha tuonato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. “È ripartita la litania per distrarre l’opinione pubblica”, dice il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che insiste: “Quando eravate all’opposizione chiedevate le dimissioni dei ministri a ogni disordine”. Non ultimo, l’onorevole Claudio Stefanazzi, Partito democratico, in merito all’assalto a un portavalori sulla Brindisi-Lecce, ha dichiarato che “siamo di fronte a un’escalation criminale che trova istituzioni locali, forze dell’ordine e magistratura lasciate sole, senza uomini, senza mezzi e senza strumenti adeguati”. Insomma, per la sinistra il mantra è sempre quello: puntare tutto su presunte colpe e responsabilità del governo, ancor prima di condannare le proteste violente o i boicottaggi. Gioco politico? Forse, ma che sia volontario o anche involontario, il risultato che si ottiene è pericoloso. Il rischio, così facendo, di concedere un margine di giustificazione alla strategia di chi si cela dietro tali atti ingiustificabili c’è.
La politica, in un momento così teso, dovrebbe unirsi anziché minimizzare o dividersi in fazioni. Chiunque creda che la sicurezza e la legalità siano alla base della nostra democrazia, non può restare indifferente a quanto sta accadendo. Un conto è la partecipazione democratica in piazza, un altro la pura guerriglia urbana. E se aggiungiamo anche gli atti vandalici, la situazione è ancor più grave, e ancor più seria.
