Putin avanza e la sinistra… russa, Picierno al Pd: “Negare il problema non aiuta, il Cremlino sfrutta ‘strategia’ Trump”

PINA PICIERNO VICEPRESIDENTE PE

La vicepresidente del Parlamento Europeo, la dem Pina Picierno, è sempre la più attenta nel centrosinistra alla crisi internazionale e alla postura da tenere. In questa conversazione non nasconde l’irritazione per le ritrosie del centrosinistra: «Non aiutano».

Mattarella dice: “Inaccettabili le allusioni all’uso di armi nucleari”. La Russia di Putin alterna minacce a insulti. C’è un cambio di passo?
«Siamo passati già ad una fase nuova. È evidente che la strategia trumpiana, semmai potesse essere elevata a strategia la confusa sequela di dichiarazioni di Trump, viene interpretata dal Cremlino come un sostanziale lasciapassare alle proprie mire. Lo si nota nei sempre più gravi attacchi militari in territorio ucraino, nei sorvoli di droni e caccia russi in territorio europeo, nell’intensificarsi di condizionamenti alle opinioni pubbliche europee ed occidentali, fino alle allusioni nucleari cariche di abissali incognite, come denunciato prontamente dal nostro Presidente».

Gli studiosi parlano di guerra cognitiva, di influenze subliminali, di ingerenze coperte. È un fenomeno che la preoccupa? Quali dimensioni assume?
«Non è più un pericolo o una minaccia. È un’azione perseguita nell’ambito di un conflitto dichiarato alle nostre democrazie, con un enorme dispiego di risorse e strumenti. Nel dibattito pubblico nazionale ne sfuggono le dimensioni, in Europa c’è più consapevolezza. È tutto scritto in decine e decine di rapporti di intelligence, oltre ad essere evidente ai nostri occhi, dai tentativi di ingerenza negli appuntamenti elettorali al sostegno della disinformazione. Il prossimo 17 novembre il Consiglio Supremo per la sicurezza grazie al Presidente Mattarella si occuperà di questi temi per la prima volta».

Nel Mediterraneo allargato, dalla sponda sud al Sahel, fino ai Balcani, si muovono potenze che usano migranti, media e ong come strumenti di pressione. È il nuovo terreno di conquista della Russia di Putin?
«Vale sempre la pena ricordare che le ambizioni di Putin trovarono spazio, in prima battuta, in Libia e in Siria. Lasciarle coltivare è stato un errore fatale. I fronti sono molteplici, la debolezza unica. Sappiamo già bene quale dovrebbe essere il ruolo, di stabilità e affermazione del diritto internazionale. Il problema è averne la forza. Ci si arriva con il coraggio, prima ancora che con un trattato».

Come cambierà la difesa europea, con la crisi in atto con la Russia? A sinistra sembrano esserci ancora resistenze sull’investimento nella sicurezza comune: Pd, M5S e Avs, con posizioni diverse tra loro, non ne vogliono sapere, di aumentare il budget per la difesa.
«Sta già cambiando, anche se siamo ancora lontani dal soddisfare le esigenze di difesa e di sicurezza che l’aggressione del Cremlino e le nuove sfide di autonomia impongono. È certamente un problema di budget, chi lo nasconde lo fa per opportunismo, ma è prioritariamente un problema di integrazione dei nostri sistemi e delle nostre politiche di difesa. La tensione è quella giusta, i tempi ancora troppo incerti. Di sicuro, negare il problema, come spesso capita dalle parti del mio campo politico, non aiuta».

Le ingerenze internazionali debbono essere verificate, analizzate, riconosciute prima ancora di poter essere contrastare. Serve un organismo a sé, un’authority dedicata?
«Le sfide sono inedite, ma la forza dei nostri strumenti di indagine e repressione hanno già dimostrato di saper e poter reagire. Manca la serietà e la responsabilità delle forze politiche, dell’informazione e della cultura. Serve un patto tra queste forze a difesa della libertà e del pluralismo».

I pacchetti sanzionatori contro gli oligarchi russi non sembrano funzionare, tanto che si adottano periodicamente nuove misure. Come si scalfisce il potere dei dittatori?
«In realtà funzionano, anche se spesso troviamo falle nel sistema che consentono di aggirarle. Bisogna vigilare in maniera più rigorosa, bisogna isolare politicamente e culturalmente i regimi, bisogna – come abbiamo provato a fare a Ventotene a settembre in occasione della Prima Conferenza per la libertà e la democrazia – sostenere le forze della società civile che in quei paesi o in esilio tengono accesa la fiamma della democrazia e della pace».