Quanto sono costate le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e perché la fondazione non riuscirà a coprire tutti i costi

Iniziano oggi i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026,  un evento mondiale e una spesa non indifferente per gli organizzatori. In primo luogo la manifestazione sportiva è costata 5,7 miliardi di euro di cui 4 miliardi e 200 milioni circa per la realizzazione di opere pubbliche in Lombardia, in Veneto e in Trentino, praticamente tutte a carico dello Stato. In particolare il 75% è a carico del governo centrale. L’altra parte, quello che resta circa il 25%, è a carico delle tre regioni: Lombardia, Veneto e Trentino e dei Comuni interessati. A bilancio si aggiunge anche un altro miliardo e 700 milioni di euro che invece riguarda la gestione vera e propria delle Olimpiadi, sotto il controllo e la spesa dalla Fondazione Milano-Cortina. Sono state annunciate come le Olimpiadi che si sarebbero pagate da sole, in realtà non è così. La Fondazione è un ente indipendente, ma attenzione perché lo Stato italiano già si è fatto avanti finanziando le Paralimpiadi per 385 milioni di euro. E all’inizio dovevano essere solo 75.

Rendicontazione trasparente

La Fondazione Open Polis, ormai molto tempo fa ha lanciato una petizione affinché la rendicontazione delle Olimpiadi fosse trasparente, ma pare che le cose siano piuttosto complicate. Una buona parte di introiti dei privati consentirà di coprire almeno le spese della Fondazione, utile considerando che le altre opere pubbliche resteranno comunque a favore dei cittadini, o almeno così si spera, sempre se non si replicherà quanto successo a Torino nel 2006.

Il ritorno di immagine

Fino ad adesso il ritorno d’immagine non è proprio positivo. Basti pensare, ad esempio, agli articoli del New York Times e della Bild in Germania, che spiegano che le opere non sono del tutto concluse. Ma lo sport nazionale – all’estero – è quello di farci sempre le pulci. Noi ovviamente tifiamo per le Olimpiadi e soprattutto tifiamo azzurri.

Estratto da Rifocast – Pasti gratis addio, di Angelo Vaccariello