Molti si chiedono, e forse anche giustamente, perchè il “merito” è quasi scientificamente scomparso dall’orizzonte del dibattito in vista del referendum costituzionale sulla giustizia di fine marzo. È scomparso dopo che la sinistra, in tutte le sue molteplici espressioni, ha deciso che l’obiettivo finale della partita era e resta uno solo. Ovvero, cogliere la ghiotta occasione del referendum per liquidare politicamente la persona più odiata dal mondo variegato e composito della sinistra italiana: Giorgia Meloni.

Obiettivo ovviamente legittimo e del tutto naturale che però, inesorabilmente, sposta il baricentro del confronto pubblico sul tema referendario. Anche perchè ormai lo dicono apertamente. Non solo i segretari nazionali dei partiti della sinistra ma anche gli esponenti che sono protagonisti di questa battaglia finale politica e di schieramento e che appartengono, com’è altrettanto noto e scontato, al cosiddetto ‘campo largo”. Dalla Cgil, che ormai è un partito politico a tutti gli effetti da molto tempo all’ANM, dai vari movimenti della società civile di sinistra a settori consistenti della CEI. Un universo politico, culturale, sociale, religioso ed associativo cementato da un un unico se non non addirittura esclusivo obiettivo: liquidare definitivamente il centro destra e, nello specifico, chi tuttora lo rappresenta al vertice del Governo nazionale, ovvero Giorgia Meloni.

Ma, se questa fotografia non fa neanche più notizia perchè è sotto gli occhi di tutti, quello su cui vale la pena richiamare l’attenzione è un altro aspetto. E cioè la vera motivazione politica e culturale che ha portato la sinistra, o meglio l’attuale sinistra italiana, a cancellare le ragioni del “merito” del referendum spostando l’attenzione definitivamente ed irreversibilmente sul terreno politico e di schieramento. E la ragione è una sola ed è quella che, guarda caso, sostiene e sorregge da sempre la versione più radicale, massimalista ed estremista della sinistra italiana. E non è un caso che, proprio su questo argomento, la sinistra riformista o si è pronunciata pubblicamente per il – come da tradizione – oppure vota Sì ma senza dirlo apertamente per evitare vendette politiche o rappresaglie personali. Vendette e rappresaglie, come ovvio, che verrebbero sanzionate sul versante politico o professionale. E la ragione di fondo di questo attacco virulento è sempre lo stesso perchè, appunto, affonda le sue radici nella storia della sinistra estremista, radicale e massimalista del nostro paese che periodicamente riemerge e si manifesta in tutta la sua pesantezza. Ed è quello, in sintesi, della delegittimazione morale prima e dell’annientamento politico poi del nemico giurato di turno.

Un filo rosso che parte dal lontano 1948 con la Democrazia Cristiana e che si prolunga sino ai giorni nostri. In contesti storici e politici diversi e con parole d’ordine diverse ma sempre accomunati dalla medesima virulenza e con lo stesso obiettivo di fondo. Politico, culturale e anche etico. Ovvero, distruggere il nemico politico perchè non è moralmente titolato a governare e quindi, e di conseguenza, non è politicamente attrezzato. Pertanto va distrutto ed annientato. Ecco perchè, molto semplicemente e senza scomodare grandi riflessioni politiche, culturali, sociologiche o sondaggistiche, il “merito” è letteralmente scomparso dall’orizzonte in vista del prossimo referendum sulla giustizia. A volta la realtà è molto più semplice di quel che appare.