Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto che fissa al 22 e 23 marzo la data dei referendum sulla giustizia. Sul piano giudiziario, il Tar del Lazio non ha disposto alcuna sospensione cautelare del voto, ma ha accelerato i tempi del procedimento fissando al 27 gennaio la Camera di consiglio per la decisione collegiale sull’istanza presentata dal comitato promotore.
Proprio su questo punto, il Comitato per la raccolta delle firme è intervenuto per smentire la ricostruzione diffusa da alcuni telegiornali secondo cui il Tar avrebbe già respinto la richiesta di sospensiva. “Una falsa notizia”, ha dichiarato il portavoce Carlo Guglielmi, chiarendo che l’unico provvedimento adottato dal Tribunale è un decreto che riconosce l’urgenza della questione, dimezza i termini di legge e convoca le parti per discutere proprio della sospensiva. Nessuna decisione nel merito, dunque, ma la volontà dei giudici di valutare il caso dopo aver ascoltato tutte le difese.
Il clima, secondo il Comitato, sta trasformando la firma in un gesto non solo istituzionale ma anche di partecipazione civile. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni della responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani, che ha insistito sull’importanza delle firme soprattutto per ottenere spazi mediatici e informativi. Un intervento che appare però laterale rispetto al nodo centrale: mentre il Pd evita di affrontare il tema delle responsabilità interne alla magistratura e delle distorsioni del sistema, il confronto viene spostato su aspetti procedurali e comunicativi, eludendo il merito della riforma.
Il magistrato impreparato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera
Di tutt’altro segno la posizione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha ribadito le ragioni dell’intervento. Nordio ha parlato di errori “non scusabili”, come l’ignoranza delle carte o della legge, accanto a negligenza e inerzia, sottolineando come la responsabilità civile sia inefficace. “Il magistrato è assicurato e la sanzione non funziona”, ha spiegato, sostenendo che il problema va affrontato sul piano della responsabilità professionale. Il magistrato impreparato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera, fino alla destituzione. Un meccanismo che oggi non opera perché il Csm non interviene, bloccato da una giustizia “domestica e correntizia”. È per questo, ha concluso, che la riforma entra nel cuore del sistema.
Sondaggi referendum giustizia, “Sì” in vantaggio col 57% dei voti
A rafforzare il quadro è anche l’opinione pubblica: secondo un report di Spin Factor, il 57% degli italiani attivi sui social si esprime a favore del referendum sulla giustizia, segnale di una domanda di cambiamento che resta forte nonostante le resistenze politiche e corporative.
